“Infarto e arresto cardiaco non sono la stessa cosa”. Ne parla il cardiologo dottor Giuseppe Colangelo

Intervista al Dott. Giuseppe Colangelo, Cardiologo dello Sport e Istruttore Certificato di Primo Soccorso
“Infarto e arresto cardiaco non sono la stessa cosa”: il cardiologo spiega perché conoscere la differenza può salvare una vita
Dottor Colangelo, quando si parla di emergenze cardiovascolari si sente spesso parlare di infarto e arresto cardiaco come se fossero la stessa cosa. È davvero così?
No, ed è probabilmente uno degli equivoci più diffusi. Infarto e arresto cardiaco sono due condizioni completamente diverse, anche se entrambe coinvolgono il cuore e rappresentano un’emergenza medica. Comprendere questa differenza non è soltanto una questione di cultura sanitaria: può fare la differenza tra la vita e la morte, perché cambia il modo in cui bisogna intervenire.
Partiamo dall’infarto. Che cosa accade esattamente al cuore?
L’infarto miocardico si verifica quando una delle arterie coronarie, cioè i vasi che portano sangue e ossigeno al muscolo cardiaco, si ostruisce improvvisamente. Nella maggior parte dei casi la causa è la rottura di una placca aterosclerotica con la conseguente formazione di un trombo.
Da quel momento una parte del cuore smette di ricevere ossigeno. Se il flusso sanguigno non viene ripristinato rapidamente, il muscolo cardiaco inizia a soffrire e può subire un danno irreversibile.
Per questo in cardiologia diciamo spesso una frase molto semplice ma estremamente significativa: “il tempo è muscolo”. Prima si riapre l’arteria, maggiore sarà la quantità di cuore che riusciremo a salvare.
Quali sono i segnali che dovrebbero mettere in allarme?
Il sintomo più frequente è un dolore al centro del torace, spesso descritto come una forte oppressione, una morsa o un peso che non passa.
Ma l’infarto non si presenta sempre nello stesso modo. Il dolore può irradiarsi al braccio sinistro, alla mandibola, al collo, alle spalle o alla schiena. Possono comparire anche mancanza di respiro, sudorazione fredda, nausea, vomito, senso di svenimento o un’improvvisa debolezza.
Nelle donne, negli anziani e nei pazienti diabetici i sintomi possono essere meno tipici e proprio per questo più difficili da riconoscere.
La cosa importante da ricordare è che, nella maggior parte dei casi, la persona è cosciente e il cuore continua a battere, anche se sta soffrendo.
Passiamo invece all’arresto cardiaco. Che cosa succede in questo caso?
Qui il meccanismo è completamente diverso.
L’arresto cardiaco è dovuto, nella maggior parte dei casi, a una grave alterazione del sistema elettrico del cuore. Il cuore non riesce più a contrarsi in maniera efficace e smette improvvisamente di pompare sangue all’organismo.
Nel giro di pochi secondi il cervello non riceve più ossigeno e la persona perde conoscenza.
È una situazione drammatica che richiede un intervento immediato.
Come possiamo riconoscere un arresto cardiaco?
I segni sono molto chiari.
La persona cade improvvisamente a terra, non risponde se viene chiamata o scossa delicatamente, non respira oppure presenta soltanto respiri irregolari e agonici.
In quel momento non bisogna perdere tempo cercando di capire se si tratti di uno svenimento o di altro. Bisogna attivare immediatamente il sistema di emergenza.

Qual è il comportamento corretto?
Tre azioni possono salvare una vita.
La prima è chiamare immediatamente il 112.
La seconda è iniziare senza esitazione la rianimazione cardiopolmonare (RCP), comprimendo il torace con forza e ritmo adeguati.
La terza è utilizzare un defibrillatore automatico esterno (DAE) appena disponibile.
Oggi i DAE sono presenti in molti luoghi pubblici, nelle scuole, negli impianti sportivi, negli aeroporti e nelle stazioni. Sono dispositivi progettati per essere utilizzati anche da personale non sanitario: è sufficiente seguire le istruzioni vocali.
Ogni minuto che passa senza rianimazione e senza defibrillazione riduce drasticamente le probabilità di sopravvivenza.
Esiste un collegamento tra infarto e arresto cardiaco?
Sì. Un infarto può provocare un’aritmia grave, come la fibrillazione ventricolare, che a sua volta può causare un arresto cardiaco.
Ma è importante chiarire un concetto: non tutti gli infarti provocano un arresto cardiaco e non tutti gli arresti cardiaci sono causati da un infarto.
Esistono infatti numerose altre condizioni responsabili dell’arresto cardiaco, come alcune cardiomiopatie, malattie genetiche, alterazioni del ritmo cardiaco, miocarditi o importanti squilibri elettrolitici.
Se dovesse spiegare questa differenza con un’immagine semplice?
Utilizzo spesso una metafora che aiuta a comprendere immediatamente il problema.
L’infarto è un problema di “tubature”: una coronaria si ostruisce e il sangue non riesce più ad arrivare a una parte del cuore.
L’arresto cardiaco è invece un problema “elettrico”: l’impianto che coordina il battito va in tilt e il cuore smette di funzionare come una pompa efficace.
Sono due condizioni diverse, ma entrambe richiedono un intervento tempestivo.
Quanto è importante la prevenzione?
È fondamentale.
La prevenzione inizia molto prima dell’emergenza: controllare pressione arteriosa, colesterolo e glicemia, evitare il fumo, seguire una dieta equilibrata, mantenere un peso adeguato e praticare regolarmente attività fisica sono le armi più efficaci per ridurre il rischio cardiovascolare.
Ma esiste anche una forma di prevenzione culturale.
Sempre più cittadini dovrebbero imparare le manovre di rianimazione cardiopolmonare e l’utilizzo del defibrillatore. Nei primi minuti dopo un arresto cardiaco, il primo soccorritore non è quasi mai un medico: è una persona comune che si trova sul posto.
Essere preparati significa poter offrire una possibilità concreta di sopravvivenza.
Qual è il messaggio che desidera lasciare ai lettori?
Vorrei invitare tutti a non sottovalutare mai i segnali del cuore.
Davanti a un dolore toracico persistente bisogna chiamare immediatamente i soccorsi, senza aspettare che passi da solo.
Davanti a una persona improvvisamente incosciente che non respira normalmente, invece, non bisogna avere paura di intervenire: iniziare la rianimazione cardiopolmonare e utilizzare il defibrillatore può fare la differenza tra la vita e la morte.
La conoscenza è il primo strumento di prevenzione. Sapere riconoscere un’emergenza e sapere come comportarsi significa diventare parte integrante della catena della sopravvivenza.
