La lettera
“L’informazione ha il diritto e il dovere di raccontare i fatti”

In questi mesi ho visto conversazioni private tra me e Sigfrido Ranucci, nelle quali non c’erano insulti, volgarità o espressioni discriminatorie, finire sulle pagine dei giornali e al centro di trasmissioni del servizio pubblico, attraverso gli articoli di Tommaso Cerno e la trasmissione condotta da Massimo Giletti.
Non contesto il diritto di cronaca. Mi chiedo però perché lo stesso rigore non venga riservato a fatti ben più gravi.
Mi riferisco alle dichiarazioni pubbliche attribuite a Maurizio Maddaloni, presidente della Fondazione Real Sito di Carditello, che sui social ha utilizzato espressioni come “frocetti” e “lesbichine” nei confronti di Maurizio De Giovanni e, insieme ad altre pesanti offese, nei confronti dell’ex procuratore generale di Napoli Luigi Riello.
Parole che hanno giustamente suscitato la dura reazione del segretario del PD Campania, Piero De Luca.
La differenza è semplice: io e Sigfrido Ranucci abbiamo scritto in privato, con un linguaggio educato e rispettoso. Maurizio Maddaloni, invece, quelle parole le ha affidate pubblicamente ai social pur ricoprendo un incarico istituzionale di grande rilievo.
Chi rappresenta un’istituzione culturale finanziata con risorse pubbliche dovrebbe essere il primo a dare l’esempio.
Per questo ritengo che quanto accaduto meriti una riflessione seria sull’opportunità che Maurizio Maddaloni continui a ricoprire quel ruolo.
L’informazione ha il diritto e il dovere di raccontare i fatti. Mi auguro soltanto che lo faccia sempre con lo stesso metro, senza indignazioni selettive e senza due pesi e due misure.
Maria Rosaria Boccia
