TRANSUMANZA E TRANSUMANESIMO: riti e passaggi del XXI secolo

Laura CUOZZO
“… un fiume di caldi zoccoli e acerbe corna si conduce al pascolo , entrando lieto nel grembo della montagna. Stordio di campanacci, ronzii di mosche, strisce di lasciti dal forte odore erbaceo , un pastore antico come Mose’ benedice il sacro armento che si dilegua, liberato dal giogo della stalla… ( Laura Cuozzo) “
Si è svolta da Ceraso a Novi Velia il sei giugno 2026 la sfilata degli armenti bovini , il rito della transumanza delle mucche podoliche dell’ azienda dei Fratelli Lamanna in accordo con la struttura Hotel Alin Village di Vittorio Speranza ( ideatore del progetto e responsabile dell’ accoglienza turistica e istituzioni politiche favorevoli a tali eventi rigenerativi delle aree interne) verso i pascoli del monte Gelbison che ogni anno si svolge per tradizione, alla fine della primavera. L’evento organizzato dall’ associazione culturale “Il Baratto” ( presidente Massimo Carleo che ha dicharato – il baratto come concetto e fine dell’associazione rievoca un’ antica forma di commercio che consentiva e deve ritornare a consentire il mutuo scambio tra le comunità , instaurare relazioni, favorire alleanze amicali e patti strategici territoriali valorizzando tutti gli aspetti economici delle aree interne e costiere . La transumanza è uno dei primi eventi organizzati dalla nostra associazione , poggiandosi su di una vecchia metodologia di allevamento quale strumento di salvaguardia della natura ,oltre che incentiva il turismo esperienziale e valorizza i borghi . Con noi in serata all’ Alin Village la senatrice del Partito 5 stelle Felicia Gaudiano che porterà il 12 giugno nelle appropriate sedi istituzionali questo progetto di transumanza ecologica per meglio attenzionarlo e favorire eventuali finanziamenti ) ha attratto vari visitatori locali e forestieri .



Costoro hanno potuto fare esperienza diretta del tragitto del bestiame in un clima ancestrale tipico della tradizione agro- pastorale cilentana, conducendosi sincronicamente al passo di piu’ di cento mucche , vitelli e tori, assorbendo lungo il tragitto profumi, umori ed emozioni quasi del tutto perdute, che hanno ricondotto alle radici della terra. Emozioni queste vissute da sempre in prima persona dai bovari che attuando ogni anno la transumanza dell’ andata in vetta e del ritorno a valle ancora ci provano resilientemente a condurre una vita autentica in queste aree interne del Parco Nazionale Cilento, Vallo di Diano e Monti Alburni, afflitte da moderato spopolamento , investendo in un settore che continua a regalare qualità di prodotti caseari quali la tipica mozzarella nel mirto , e non solo.La transumanza è un’antica pratica della pastorizia che consiste nella migrazione stagionale del bestiame nel Mediterraneo e nelle Alpi. Si tratta di una tradizione che affonda le sue radici nella preistoria e che si sviluppa in Italia anche tramite le vie erbose dei “tratturi” che testimoniano, oggi come ieri, un rapporto equilibrato tra uomo e natura e un uso sostenibile delle risorse naturali. La transumanza è stata inserita nel 2019 dall’UNESCO nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale, che ha riconosciuto il valore della pratica. L’UNESCO ha riconosciuto due tipi di transumanza quella orizzontale, nelle regioni pianeggianti, e quella verticale, tipica delle aree di montagna evidenziando l’importanza culturale di una tradizione che modella una rete di comunità tra uomini ,animali ed ecosistemi, dando origine a riti, feste e pratiche sociali che costellano le varie stagioni segno ricorrente di una pratica che si ripete da secoli in tutte le parti del mondo.A noi piace riflettere sulla transumanza praticata dall’ uomo da millenni per riflettere anche sull’ attuale era dell’ I.A. , periodo storico caratterizzato da una profonda incertezza che l’ umanità sta vivendo a livello mondiale sotto il nome di transumanesimo. Un cammino di transizione verso modelli esistenziali di continua connessione al mondo virtuale e digitale che sta segnando si’ il passo verso un accelerato progresso scientifico , ma che sta rischiando di far perdere l’ autenticità delle relazioni e dell’ “ontos” del qui e ora, della capacita’ innata della “razza razionale” umana a saper governare lo scibile e la realtà fisica tutta , mai sottomessa alle impalcature della modernità quali unici e validi ( se saputi impiegare) supporti al benessere collettivo. La natura non può essere digitalizzata , gli animali altrettanto . La robotica umanoide non può stravolgere l’ immanenza del creato che si dispiega attraverso la ricchezza riconosciuta di biodiversità dei tipici luoghi cilentani attraverso il parco incubatore di flora e fauna , polmone della Campania con un primato che detiene da secoli. Ecco perché la transumanza come ciclo e tradizione rievoca all’ opposto il riflesso speculare del transumanesimo: un tragitto dell’ umanità oltre la schiavitù delle macchine che si riappropria di una consapevolezza , di una vivace coscienza del libero arbitrio nella scelta oculata del bene . Il bene dell’ umanità è dunque sia tradizione che innovazione. Non si corre mai in avanti senza fare un passo indietro. Il baratto quindi come pratica millenaria che può essere riattualizzata e praticata, a livello simbolico e realistico giammai pero’ interiorizzando il concetto di una mano umana che stringa pariteticamente una mano artificiale; no, un patto che si riannoda all’ etica come fil rouge di tutti i dialoghi su base animica del vero scambio partecipato. La transumanza concima senza inquinare il paesaggio, il transumanesimo traghetta l’ uomo oltre il reale senza disperderne valori e spirito . Transumanza e transumanesimo a braccetto hanno il dovere di non cancellare l’ umanità quale fine del creato , ma integrarlo al robot, alle app, alle interfacce, ai motori piattaformisti quali quest’ ultimi come meri accessori di aiuto alla capacita’ razionale umana di conseguire quel bene che fa bene alla massa, giammai di perseguire il profitto del singolo. Il massimo bene e’ permettere alla natura di rimanere tale perché in essa l’ uomo torni a specchiarsi senza annegare e disperdere la propria identità .

