Il paradosso della Basilicata: terra ricca, popolo povero

Riportiamo questo post/articolo dal profilo social di facebook di Teresa DI STEFANO, segnalatoci da Michele LAURINO. Una foto precisa e puntuale della situazione che la vicina terra di Lucania vive. Di seguito riportiamo anche l’attenta riflessione ed altrettanto precisa, che da Michele LAURINO, già Sindaco di Sant’Angelo Le Fratte, ed esponte di Svimar
Hai ragione a collegare i due piani — la piccola politica del voto di scambio e la grande politica delle royalties petrolifere — perché in fondo parlano della stessa cultura: quella di chi gestisce le risorse pubbliche come strumento di potere personale anziché come leva di sviluppo collettivo.
I numeri che fanno arrabbiare
Dal 1996 al 2025 le royalties versate tra Regione e Comuni hanno raggiunto circa 2,45 miliardi di euro. (Il Quotidiano del Sud) Una cifra enorme per una regione di meno di 540.000 abitanti. Eppure la Basilicata si conferma stabilmente tra le prime tre regioni più povere d’Italia, con un’incidenza di povertà relativa familiare del 23,4%. (L’indipendente)
Come è possibile? In quasi 40 anni la Basilicata ha ricevuto miliardi di royalties destinati per oltre l’80% a spese correnti: università, bonus, sanità, cantieri forestali, trasporto pubblico. Investimenti per lo sviluppo vicini allo zero. (Basilicata24)
Secondo una ricerca dell’Università Bocconi di Milano, più si è speso, minore è stata l’innovazione prodotta. (Potenza News) È la trappola della rendita assistenziale: si spende per tamponare, mai per costruire.
Il paragone internazionale che brucia
In Canada la regione dell’Alberta trattiene oltre il 40% del valore delle sue risorse petrolifere. In Basilicata la percentuale di royalty è appena dell’1,6%. (Corriereirpinia) I miliardi restanti finiscono alle multinazionali e allo Stato centrale. Il greggio estratto non viene nemmeno raffinato localmente: attraverso oleodotti viene trasportato fino alla raffineria ENI di Taranto. (CultWeb) La Basilicata cede la risorsa, sopporta i rischi ambientali, e incassa le briciole.
Lo spopolamento: la vera emergenza
La Basilicata detiene il primato per il maggior calo demografico in Italia, con un tasso del -9,0 per mille, e il valore più negativo del Paese per il tasso migratorio interno (-5,5 per mille). (CISL) La popolazione tra i 15 e i 39 anni è scesa dalle quasi 169.000 unità del 2002 ai 116.000 del 2021: cinquantamila giovani in meno in vent’anni. (La Gazzetta del Mezzogiorno) Non è un dato statistico astratto: sono famiglie, competenze, futuro che se ne vanno.
L’Acquedotto Lucano: il caso simbolo
Il debito corrente di Acquedotto Lucano è pari a circa 138 milioni, una cifra che vale quasi il doppio del fatturato. (Basilicata24) I 20 milioni di euro che la Regione stanzia puntualmente ogni anno per chiudere in positivo il bilancio sarebbero potuti servire per la manutenzione e per le opere necessarie al rinnovamento delle infrastrutture idriche. (Gazzettadellavaldagri) Una regione che ha il giacimento onshore più grande d’Europa non riesce a garantire acqua ai propri cittadini in modo affidabile.
Il rischio — i “cimiteri di impianti” — è reale
Il PIL regionale si gonfia e si sgonfia seguendo i cicli delle commodity, senza che il territorio abbia mai costruito un’economia autonoma. (Il Politico Web) Quando il petrolio finirà — e finirà — resteranno infrastrutture estrattive obsolete, un territorio con rischi ambientali accumulati, e una popolazione ancora più ridotta e più povera. La domanda che ogni lucano dovrebbe porre ai propri rappresentanti non è “cosa mi dai tu personalmente”, ma “cosa hai costruito che resti dopo di te”. E la risposta, guardando i dati, è sconfortante. La posta in gioco non è una poltrona: è se tra trent’anni la Basilicata esisterà ancora come comunità vitale.
Puntuale riflessione di Michele LAURINO
Il paradosso della Basilicata: terra ricca, popolo povero
Hai ragione a collegare i due piani — la piccola politica del voto di scambio e la grande politica delle royalties petrolifere — perché in fondo parlano della stessa cultura: quella di chi gestisce le risorse pubbliche come strumento di potere personale anziché come leva di sviluppo collettivo.
I numeri che fanno arrabbiare
Dal 1996 al 2025 le royalties versate tra Regione e Comuni hanno raggiunto circa 2,45 miliardi di euro. (Il Quotidiano del Sud) Una cifra enorme per una regione di meno di 540.000 abitanti. Eppure la Basilicata si conferma stabilmente tra le prime tre regioni più povere d’Italia, con un’incidenza di povertà relativa familiare del 23,4%. (L’indipendente)
Come è possibile? In quasi 40 anni la Basilicata ha ricevuto miliardi di royalties destinati per oltre l’80% a spese correnti: università, bonus, sanità, cantieri forestali, trasporto pubblico. Investimenti per lo sviluppo vicini allo zero. (Basilicata24)
Secondo una ricerca dell’Università Bocconi di Milano, più si è speso, minore è stata l’innovazione prodotta. (Potenza News) È la trappola della rendita assistenziale: si spende per tamponare, mai per costruire.
Il paragone internazionale che brucia
In Canada la regione dell’Alberta trattiene oltre il 40% del valore delle sue risorse petrolifere. In Basilicata la percentuale di royalty è appena dell’1,6%. (Corriereirpinia) I miliardi restanti finiscono alle multinazionali e allo Stato centrale. Il greggio estratto non viene nemmeno raffinato localmente: attraverso oleodotti viene trasportato fino alla raffineria ENI di Taranto. (CultWeb) La Basilicata cede la risorsa, sopporta i rischi ambientali, e incassa le briciole.
Lo spopolamento: la vera emergenza
La Basilicata detiene il primato per il maggior calo demografico in Italia, con un tasso del -9,0 per mille, e il valore più negativo del Paese per il tasso migratorio interno (-5,5 per mille). (CISL) La popolazione tra i 15 e i 39 anni è scesa dalle quasi 169.000 unità del 2002 ai 116.000 del 2021: cinquantamila giovani in meno in vent’anni. (La Gazzetta del Mezzogiorno) Non è un dato statistico astratto: sono famiglie, competenze, futuro che se ne vanno.
L’Acquedotto Lucano: il caso simbolo
Il debito corrente di Acquedotto Lucano è pari a circa 138 milioni, una cifra che vale quasi il doppio del fatturato. (Basilicata24) I 20 milioni di euro che la Regione stanzia puntualmente ogni anno per chiudere in positivo il bilancio sarebbero potuti servire per la manutenzione e per le opere necessarie al rinnovamento delle infrastrutture idriche. (Gazzettadellavaldagri) Una regione che ha il giacimento onshore più grande d’Europa non riesce a garantire acqua ai propri cittadini in modo affidabile.
Il rischio che descrivi — i “cimiteri di impianti” — è reale
Il PIL regionale si gonfia e si sgonfia seguendo i cicli delle commodity, senza che il territorio abbia mai costruito un’economia autonoma. (Il Politico Web) Quando il petrolio finirà — e finirà — resteranno infrastrutture estrattive obsolete, un territorio con rischi ambientali accumulati, e una popolazione ancora più ridotta e più povera.
La domanda che ogni lucano dovrebbe porre ai propri rappresentanti non è “cosa mi dai tu personalmente”, ma “cosa hai costruito che resti dopo di te”. E la risposta, guardando i dati, è sconfortante. La posta in gioco non è una poltrona: è se tra trent’anni la Basilicata esisterà ancora come comunità vitale.

