7 Giugno 2026

Il piacere del testo: “Una storia nascosta del lavoro”

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Il piacere del testo Una storia nascosta del lavoro

di Alfredo Imbellone

Il piacere del testo rubrica a cura di Stefano Cazzato

Il volume Il caporalato. Una storia di Giovanni Ferrarese si impone come un’opera che restituisce al caporalato la sua vera dimensione: non un’anomalia, non una deviazione occasionale, ma una trama profonda che attraversa la storia del lavoro in Italia. L’autore costruisce un racconto storico solido e stratificato, capace di seguire il fenomeno nella sua evoluzione fino alle sue configurazioni più recenti, mostrando come esso si trasformi senza mai interrompersi, adattandosi ai mutamenti economici, sociali e normativi.

Ciò che emerge con forza è una continuità che non è immobilità, ma metamorfosi. Il caporalato cambia volto, cambia luoghi, cambia soggetti, ma conserva una logica costante: intercettare e sfruttare il segmento più vulnerabile della forza lavoro. In questa lunga durata si succedono i braccianti senza terra, le donne impiegate nell’agricoltura del secondo dopoguerra, i lavoratori migranti degli ultimi decenni. Il fenomeno si sposta, si ridefinisce, si espande oltre i confini dell’agricoltura e del Mezzogiorno, fino a coinvolgere ambiti diversi e territori lontani, dissolvendo definitivamente ogni rappresentazione riduttiva.

Il libro attraversa con precisione le grandi trasformazioni del Novecento: le lotte bracciantili, la riorganizzazione del collocamento, il boom economico, la femminilizzazione del lavoro agricolo, la progressiva ristrutturazione delle campagne e la nascita di nuove figure di intermediazione. In questo percorso prende forma una geografia mobile dello sfruttamento, in cui il caporale non è mai una figura statica, ma un nodo di relazioni che connette territori, datori di lavoro e lavoratori. Il passaggio dal caporale tradizionale al “pulmanista” segna emblematicamente questa evoluzione: il controllo della forza lavoro passa anche attraverso la gestione della mobilità, del trasporto, dello spostamento quotidiano.

Ed è proprio la mobilità a rivelarsi uno degli elementi più profondi del sistema. Il viaggio verso il lavoro, spesso invisibile, diventa parte integrante dello sfruttamento: autobus sovraccarichi, lunghe tratte tra aree interne e zone agricole, incidenti che scandiscono tragicamente questa storia. Il caporalato non si limita a organizzare il lavoro, ma costruisce le condizioni materiali che lo rendono possibile, inglobando anche il tempo e lo spazio dello spostamento dentro la logica del profitto.

Accanto a questa dimensione materiale, il libro illumina le connessioni più ampie del fenomeno. Il caporalato si intreccia con la criminalità organizzata, ma anche con forme di violenza meno visibili e altrettanto pervasive: la violenza di genere, lo sfruttamento del lavoro minorile, la subordinazione che attraversa intere biografie. Ne emerge un sistema complesso, in cui economia e dominio sociale si sovrappongono, e in cui lo sfruttamento non è mai solo economico, ma anche relazionale e simbolico.

Particolarmente significativa è la ricostruzione delle trasformazioni più recenti. L’ingresso massiccio della manodopera migrante non rappresenta una rottura, ma una continuità: cambiano i soggetti sfruttati, non il meccanismo. Il caporalato si adatta a nuove condizioni, fino a toccare ambiti apparentemente lontani dall’agricoltura, come il lavoro dei riders, dove riaffiorano forme di intermediazione e controllo che, pur mutando strumenti e linguaggi, riproducono dinamiche antiche.

Sul piano politico e istituzionale, il libro restituisce una storia fatta di tentativi, riforme, interventi normativi e mobilitazioni sindacali che raramente riescono a incidere in profondità. La difficoltà di contrastare il fenomeno nasce proprio dalla sua natura strutturale: affrontato come emergenza, il caporalato sfugge continuamente, si riconfigura, riemerge altrove. La storia mostra così la distanza tra la percezione pubblica del problema e la sua reale persistenza.

Nel complesso, Il caporalato. Una storia è un libro che restituisce complessità a ciò che spesso viene semplificato. Non si limita a raccontare uno sfruttamento, ma ne segue le trasformazioni, ne individua le costanti, ne svela le connessioni profonde. Il risultato è una narrazione che, pur radicata nella storia, parla con forza al presente: perché il caporalato, più che un’eredità del passato, appare come una forma sempre attuale attraverso cui il lavoro continua a organizzarsi nei suoi margini più fragili.

Giovanni Ferrarese, Il caporalato. Una storia, Carocci, 2026, pp. 252, € 19

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