Un amore senza tempo
In un momento in cui la nostra società sembra aver perso il lume della ragione, ci piace raccontare questa storia d’amore raccolta a Policastro, centro del Golfo, dove l’acqua del Bussento continua perennemente ad alimentare il mare dai mille incanti.

da I luoghi, i personaggi, la storia, “Cronista di Strada” di Mario FORTUNATO
Aveva poco meno di dieci anni quando vide per la prima volta quella bambina bellissima: profondi occhi neri, capelli biondi raccolti in trecce, un visino da angelo. Concetta stava provando il vestitino per la festa del 24 maggio, giorno in cui a Colobraro ha luogo la processione con il Crocifisso portato al Calvario. Proprio mentre gli zii giunti da Bari le stavano scattando delle foto sui gradini all’ingresso della sua casa, si trovò a passare Nicola, qualche anno più grande di lei, che già frequentava le scuole elementari.

“Era di mattina, lo ricordo bene – precisa Nicola – perché a quei tempi andavamo a scuola un mese di mattina e un mese di pomeriggio per mancanza di aule. Io quella mattina stavo andando a governare gli animali che mio padre Domenico aveva in fondo al paese. Lui e mia madre erano andati a lavorare nei campi e con mio fratello svolgevamo a turno il compito di accudire alle bestie. Quel giorno, il destino volle che toccasse a me. Mi fermai a fissarla attratto da una forza superiore, mi colpirono soprattutto i suoi occhi. La sposerei volentieri, pensai tra me prima di allontanarmi”.
Si rividero altre volte a Colobraro, antico borgo in provincia di Matera arrampicato su un colle, che contava allora poche migliaia di anime. Ma il tempo, si sa, scorre veloce e le strade si dividono. Nicola, dopo aver appreso l’arte del falegname, scelse un altro cammino: superato il concorso in Finanza, nel 1973 fu prima destinato a Portoferraio, nell’Isola d’Elba, per seguire il corso di un anno, e successivamente a prestare servizio presso la Dogana del porto di Genova, città di mare ricca di fascino e di volti nuovi. Concetta, per tutti Tina, andò invece a studiare a Bari.
Quando lei terminò gli studi e tornò in paese per aprire il suo salone di coiffeur, era uno splendore: gli occhi conservavano la stessa seducente bellezza, il viso si era fatto ancor più prezioso e i capelli color dell’oro incorniciavano un fisico da modella. Anche Nicola, però, non era da meno: gli anni in divisa lo avevano reso fiero nel portamento e ancor più garbato nel carattere. Era ormai un uomo pronto a metter su famiglia.

La rivide passando davanti al negozio e rimase, ancora una volta, incantato. Mesi più tardi, invitato al matrimonio di un amico, accettò con la speranza segreta di incontrarla. Si recò personalmente dal comandante per chiedere la licenza: ottenne solo tre giorni. Tornò a casa col cuore in gola, deciso a dichiararsi. Iniziò a passare e ripassare davanti al salone finché Tina non uscì; ne approfittò subito per salutarla e chiederle se fosse stata presente alle nozze. La risposta fu affermativa e il cuore del giovane iniziò a galoppare tra monti e mari.
Il giorno dopo, al rito seguirono i festeggiamenti e i balli. Al primo giro di valzer, Nicola scattò come un centometrista per invitarla. Stringendola tra le braccia trovò finalmente il coraggio di confessarle il suo sentimento e la volontà di fidanzarsi. A quei tempi, però, la parola definitiva spettava al padre. Tina, con dolce compostezza, promise che gli avrebbe fatto sapere.
Nicola ripartì per Genova con la testa in subbuglio e una speranza nel petto. Qualche giorno dopo, mentre era di piantone al porto, un commilitone gli si avvicinò sventolando una lettera. Capì subito che non era di sua madre. Attese la fine del turno per aprirla e finalmente lesse: “Mio padre ha accettato”.



Quell’accettazione valeva una vita intera. Il “sì” fu pronunciato con gioia due anni dopo, precisamente il 2 agosto del 1978 nella chiesa del paese, e i due partirono per Genova, la loro prima meta insieme. Tina scelse di dedicarsi interamente alla famiglia e, anni dopo, Nicola fu trasferito a Sapri, dove prestò servizio fino alla pensione.



Nel 1996, una scoperta inaspettata: quel vecchio maestro falegname di tanti anni prima, Mastro ‘Ciccio (al secolo il maestro artigiano Francesco Musmanno), con estrema correttezza gli aveva regolarmente versato i contributi. Grazie a quel gesto d’onestà, Nicola poté andare in pensione con sei anni di anticipo. Da allora, oltre all’amore per i suoi cari, si è dedicato al suo grande hobby: la lavorazione del legno. Un talento perfezionato negli anni che gli ha permesso di realizzare sculture di pregio in tutto il territorio.
Ancora oggi, durante la festa di Sant’Antonio, patrono di Colobraro, il Santo viene portato in processione su una portantina intarsiata con fasci di fiori, realizzata proprio dalle mani di Nicola. E anche nella Cattedrale di Policastro Bussentino, monumento nazionale dal 1925, San Francesco e gli altri santi vengono portati in processione su una bellissima portantina intarsiata dal vecchio finanziere, che può vantare anche la realizzazione di una Amerigo Vespucci in legno simile alla nave originale.

Dalla felice unione di Nicola e Tina sono nati Claudio, ferroviere a Salerno, e Stefania, che dopo l’esperienza come hostess di volo ha scelto il lavoro a terra per restare vicina alla famiglia. La loro famiglia si è impreziosita della nuora Anna di Portici, informatore scientifico, e del genero Francesco, avvocato penalista a Milano. L’unione delle due coppie ha regalato loro la gioia più grande: i tre nipoti. Camilla, la più grande, che frequenta le elementari, figlia di Claudio e Anna; Edoardo, anche lui alunno delle elementari, e la piccola Bianca, che frequenta l’asilo a Corbetta, figli di Stefania e Francesco.

Sono loro che oggi illuminano le giornate di Tina e Nicola e danno un senso nuovo a ogni loro sorriso. Oggi la coppia vive in una bella casa a Policastro e, nei loro occhi, la forza di un amore senza tempo continua a risplendere, limpida e inesauribile come l’acqua del loro mare.

