Le ragioni del NO al referendum del 22 e 23 marzo



ANGELO MINELLI*
Aumento dei costi per la triplicazione del Consiglio Superiore della Magistratura da 30 milioni l’anno a 120 milioni.
La terzietà del giudice esiste già! Lo dicono le statistiche: il giudice smentisce il pubblico ministero nel 50% dei processi, assolvendo invece di condannare.
Esiste già la separazione funzionale delle carriere dei magistrati (giudice e pubblico ministero), perché se un pubblico ministero volesse diventare giudice o viceversa potrebbe fare il passaggio una sola volta nella vita professionale e nel farlo dovrebbe anche cambiare regione. Per questo motivo i magistrati che fanno questo passaggio sono meno dello 0,5% all’anno.
Questa riforma non riguarda i processi o il potenziamento della giustizia, di cui ci sarebbe veramente bisogno per garantire anche ai comuni cittadini che i loro diritti vengano difesi in tempi ragionevoli dalla magistratura.
Il vero obiettivo della riforma è indebolire l’autonomia della Consiglio Superiore della Magistratura (l’organo del potere giudiziario che garantisce l’indipendenza della magistratura dal potere politico e sanziona i magistrati che sbagliano), creando un’Alta Corte Disciplinare dove è più forte la componente dei membri selezionati dalla politica rispetto ad ora. Se la riforma dovesse passare verrebbe incrinato l’assetto democratico del Paese.
Questa riforma, rimandando a leggi quadro ulteriori aspetti molto importanti riguardanti l’indipendenza della magistratura dalla politica, apre un buco nella Costituzione italiana che permetterà a questo o ai prossimi governi di fare ulteriori riforme molto più impattanti senza dover ulteriormente aggredire la Costituzione!
VOTA NO PER DIFENDERE L’ITALIA E GLI ITALIANI! VOTA NO PER IMPEDIRE CHE LA CASTA SI METTA AL DI SOPRA DELLA GIUSTIZIA!
*Assistente Giudiziario Tribunale Sorveglianza Napoli
