12 Luglio 2026

Carlo Levi come Cristo ferma il tempo sullo status quo della natura, soggetto, dalla notte dei tempi, immutabile e pagano

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Carlo Levi come Cristo ferma il tempo sullo status quo della natura, soggetto, dalla notte dei tempi, immutabile e pagano

Laura CUOZZO

Cristo si è fermato ad Eboli nella figura di Carlo Levi.Un missionario piemontese le cui spoglie riposano oggi ad Aliano in provincia di Matera per sua espressa volontà (Aliano ha ispirato il romanzo di Carlo Levi come motivo per parlare del disagio dei territori geografici da Eboli in giu’).
Non rappresenta l’ affresco narrativo leviano, una mostra di quadri narrativi alla “Benvenuti al sud”, ma un premake archeologico della bellezza delle comunità sofferenti da lui studiate, interrogate, capite. Perche’ nel dolore dell’ arretratezza sociale dimora sempre la bellezza di una giustizia negata sulla quale Dio non si affaccia , non per colpa delle colpe di altri uomini responsabili di dover fornire adeguate risposte, ma per la natura stessa dei luoghi, così feroce e selvatica.

Carlo Levi, pittore e scrittore del 900 continua quindi a stupirci, egli, un viaggiatore intimo attraverso il meridione isolato e abbandonato d’ Italia, oggi come allora. Figlio della Torino bene, scopre nella miseria umana del sud la vera umanità di Cristo e a a sua immagine e somiglianza si ferma ad ogni pietra ad ascoltare e non giudicare. Impara un’ altra vita sottoposta alle leggi della natura che sa essere maligna quanto benigna.

Ad Indro Montanelli diceva ” Noi non siamo cristiani. Essi dicono, Cristo si è fermato a Eboli ” . Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, uomo: e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere, nelle loro bocche non è forse nulla piú che l’espressione di uno sconsolato complesso di inferiorità. Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini, ma bestie, bestie da soma, e ancora meno che le bestie, i fruschi, i frusculicchi, che vivono la loro libera vita diabolica o angelica, perché noi dobbiamo invece subire il mondo dei cristiani, che sono di là dall’orizzonte, e sopportarne il peso e il confronto”.

E nella sua narrazione di uomo dei reportage dei confinati e condannati geografici, ecco la sua penna che sanguina acqua come verità nuda dalla croce ed un urlo che squarcia il cielo ” ecce homo” .

“Questa fraternità passiva, questo patire insieme, questa rassegnata, solidale, secolare pazienza è il profondo sentimento comune dei contadini, legame non religioso, ma naturale. Essi non hanno, né possono avere, quella che si usa chiamare coscienza politica, perché sono, in tutti i sensi del termine, pagani, non cittadini: gli dèi dello Stato e della città non possono aver culto fra queste argille, dove regna il lupo e l’antico, nero cinghiale, né alcun muro separa il mondo degli uomini da quello degli animali e degli spiriti, né le fronde degli alberi visibili dalle oscure radici sotterranee. Non possono avere neppure una vera coscienza individuale, dove tutto è legato da influenze reciproche, dove ogni cosa è un potere che agisce insensibilmente, dove non esistono limiti che non siano rotti da un influsso magico”.

Carlo Levi si è fermato ad Eboli ed ancora sta li’ idealmente per antonomasia ( sepolto ad Aliano ) , sospeso nella pace di un’ invalicabile soglia del paradiso senza peccato. Qui , nemmeno Adamo ed Eva sono riusciti a condurre l’ umanità sul terreno della tentazione. Qui non c’ è desiderio e peccato. Qui è un umanesimo senza speranza di redenzione perché i residenti non hanno colpa. I dipinti raffigurati sono titolati ” Lucania” e numerati , frutto dell’ arte pittorica di Carlo Levi , un’ altra sua dote creativa di uomo raffinato e sensibile al paesaggio umano fuso nell’ elementalismo naturalistico.

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