Il piacere del testo “L’errore che apre la crepa”
di Alfredo Imbellone

Rubrica “Il piacere del testo” a cura di Stefano Cazzato
Nel primo pomeriggio, mentre la casa è attraversata da voci infantili, richieste minute, urgenze domestiche che si accavallano senza tregua, le dita scorrono sul telefono con una sicurezza automatica, proprio quella che è all’origine degli errori più diffusi. I messaggi si sovrappongono, si intrecciano, rimbalzano tra una conversazione e l’altra: da una parte la moglie, assente per lavoro, dall’altra una collega con cui si sta scrivendo una sceneggiatura. Il tempo è frammentato, l’attenzione dispersa, e in quella distrazione ordinaria si insinua un gesto minimo, quasi impercettibile. Un “ti amo” parte, ma prende la strada sbagliata. Arriva dove non dovrebbe arrivare. Per un istante sembra un incidente senza peso, qualcosa da chiarire subito, da archiviare con una risata imbarazzata. Invece la risposta arriva rapida, inattesa, definitiva: anche dall’altra parte qualcuna stava aspettando quelle parole.
Da quel momento l’aria cambia. La casa resta la stessa, i figli continuano a reclamare presenza, il lavoro procede, eppure ogni gesto è attraversato da una nuova tensione. Il pensiero torna ossessivamente su quella risposta, sulle sue implicazioni, su ciò che non era mai stato visto prima, o non si era mai volto vedere. La collega, fino a quel momento figura neutra, si popola di dettagli improvvisi: un cappotto, un’andatura, una voce che riaffiora nella memoria con insistenza. Le immagini si accavallano, si deformano, prendono spazio nella mente mentre il quotidiano prosegue come se nulla fosse. Tra una bugia detta con naturalezza e una giustificazione costruita per placare il disagio, si apre una crepa silenziosa. Non c’è decisione, non c’è progetto: solo un indugiare continuo, un lasciare che l’errore sedimenti, che il desiderio prenda forma senza essere nominato.
Destinazione errata si inserisce nel percorso narrativo di Domenico Starnone proseguendo l’indagine sulle dinamiche di coppia e sulla fragilità degli equilibri affettivi già esplorata in opere precedenti. Anche qui il punto di partenza è minimo, quasi banale, ma diventa il detonatore di un processo interiore che occupa l’intero spazio del racconto. La scrittura è asciutta, controllata, capace di rendere con precisione chirurgica il flusso dei pensieri, le esitazioni, le autoassoluzioni che accompagnano ogni gesto. Il romanzo procede per accumulo di dettagli, più che per azione, affidando alla tensione psicologica il compito di sostenere la narrazione.
Il protagonista è costruito come una voce inaffidabile, continuamente impegnata a raccontarsi una versione accettabile dei fatti. In questo senso, il libro dialoga con una tradizione novecentesca dell’inettitudine, aggiornata però a un contesto contemporaneo fatto di messaggi, notifiche e comunicazioni istantanee. L’elemento tecnologico non è mai centrale in sé, ma diventa lo spazio in cui si manifesta un desiderio debole, esitante, incapace di trasformarsi in scelta. Il romanzo si muove così in un registro antiromantico, dove il tradimento non esplode in tragedia ma scivola, si consuma nell’indugio e nella paura delle conseguenze. Starnone si conferma come una delle voci italiane più lucide nel raccontare le ambiguità emotive del presente, con uno stile riconoscibile e una misura narrativa che rinuncia a ogni enfasi per lasciare spazio all’inquietudine.

Domenico Starnone, Destinazione errata, Einaudi, 2025, pp. 152, € 17,50
