9 Marzo 2026
Scaldaferri «Indegno attacco a Gratteri»

PASQUALE SCALDAFERRI

Solidarietà al procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, dopo l’indegno attacco da parte dalla destra oltranzista di Meloni e Salvini, con il supporto indecoroso della seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, per aver espresso chiaramente il suo voto per il NO.
Il linguaggio iracondo -speriamo solo che resti limitato alle parole- dei destrorsi in salsa trumpiana contro l’esimio capo della Procura di Napoli, è la spia della tensione che cresce in modo esponenziale con l’approssimarsi della scadenza referendaria, in cui gli italiani strenui difensori della Costituzione, daranno sicuramente il loro contributo per la vittoria del NO.
È questa la ragione del nervosismo che attanaglia i fautori dello scarabocchio partorito per assoggettare i magistrati al potere infausto della politica e della massoneria deviata.
E anche da Sapri, capitale del golfo di Policastro nel Cilento lucano – dove domenica 22 febbraio Nicola Gratteri terrà una conferenza sulla legalità, dialogando con l’avvocato Franco Maldonato – sono stati lanciati strali nei confronti del procuratore della Repubblica di Napoli, da parte dell’opposizione da pasticceria (guidata dal liberale posticcio ) più attenta alle fatue traversate nel mare dei social, piuttosto che svolgere il suo ruolo di controllo e denuncia su atti e azione amministrativa della maggioranza di governo.

Procuratore: Nicola GRATTERI – Avvocato Franco MALDONATO

“È vero: in Calabria ’ndrangheta e massoni sono schierati col Sì”

LIANA MILELLA
Il Fatto Quotidiano

Luigi Li Gotti, da avvocato nato a Crotone che ha seguito pentiti di Cosa Nostra (Buscetta, Mutolo, Mannoia, Brusca) e di ’ndrangheta, le parole di Nicola Gratteri le sono parse così terribili da scatenare la maggioranza contro di lui?
“In verità sono stupito dall’incapacità del Guardasigilli Nordio di cogliere il soggetto della frase di Gratteri. Che non è generico. Lui non ha affatto detto ‘tutti quelli che votano Sì sono ’ndranghetisti, massoni deviati, imputati, espressione di centri di poteri’. Bensì che queste categorie di persone votano Sì. Peraltro riferendosi a una realtà territoriale ben precisa, quella calabrese”.

Cioè, Gratteri parla di fatti e personaggi finiti nell’occhio della magistratura?
“Certo. Stiamo parlando di una regione che in Italia ha il maggior numero di logge massoniche. Stimate in oltre 200.
Con intrecci strettissimi con la criminalità organizzata.
È agli atti processuali l’iniziazione alla massoneria, addirittura nello stesso luogo, di magistrati corrotti che si vendevano le sentenze e di ’ndranghetisti, con il maestro di massoneria che è un avvocato condannato.
Ci sono stati arresti.
Pensa davvero che questa gente possa votare No al referendum?
Non accadrà nel modo più assoluto”.

Ha in mente dei nomi?
“C’è un politico calabrese che Meloni ha qualificato come un ‘valore aggiunto’ alle ultime Regionali”.

Sta parlando per caso di Giancarlo Pittelli?
“Il nome è negli atti processuali e nelle sentenze. Chiederei a Meloni quali sono i contenuti del ‘valore aggiunto’.”

Forse questo “valore aggiunto” è schierato per il Sì?
“Certo, proprio così.”

Quando Gratteri parla di ’ndranghetisti e massoni deviati che voteranno Sì quindi ha in mente casi concreti?
“Per chi conosce la Calabria e le inchieste di Gratteri non ci sono dubbi.
Io la penso esattamente come lui perché conosco la terra dove sono nato, seguo processi con imputati ’ndranghetisti e so bene come la pensano.
Quel termine coniato da Gratteri – la ‘massomafia”– purtroppo nella mia Calabria è una realtà.

Lei come voterà ?
“Io voto No convintamente. Perché separazione delle carriere vuol dire separare i concorsi, proprio come ha chiesto il forzista Enrico Costa in un ordine del giorno votato dalla maggioranza. Il futuro pm sarà quindi l’avvocato della polizia, ossia sottoposto al potere esecutivo.”

Un anno fa, con il suo esposto sul caso Almasri e poi il libro Stragi d’Italia scritto con Saverio Lodato, lei ha messo Nordio sulla graticola. Lui ora vuole il test psicoattitudinale per Gratteri.
“La sua è proprio un’uscita ad personam, tant’è che parla di test ‘anche a fine carriera’.
Una sortita offensiva e sgradevolissima, perché è fin troppo chiaro che lo accusa di non avere qualità psichiche e professionali”.

Un Guardasigilli può delegittimare così il procuratore di Napoli?
“È un’accusa gravissima diretta contro un magistrato che da decenni è esposto alle vendette mafiose e fa il paio con l’affermazione di Nordio che, sono parole sue, non stringerebbe la mano al Pg di Napoli Policastro”.

Nordio parla a vanvera?
“Il suo è un vero abuso dei poteri consentiti al ministro della Giustizia, tra cui quello investigativo.
A seguito di verifiche solo i suoi 18 ispettori possono muovere contestazioni disciplinari. Purtroppo lui non conosce, e quindi non rispetta, le regole.
Ha emesso una sentenza basata sul nulla”.


Facciamo un esercizio di analisi logica. Roba da scuola media, niente di complesso.

Nicola Gratteri ha detto: “Voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”.

Soggetto: gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, i centri di potere.

Predicato: voteranno.

Fine.

La frase dice che queste categorie voteranno Sì. Non dice “tutti quelli che votano Sì sono massoni”. Non dice “solo indagati e imputati voteranno Sì”.

Dice che tra chi voterà Sì ci saranno anche loro. E lo dice parlando della Calabria, la regione dove ha passato decenni a smontare esattamente quel sistema: ’ndrangheta, massoneria deviata, politica infiltrata, centri di potere.

Un’opinione? Sì. Contestabile? Certo. Ma per contestarla serve un argomento, non una gogna.

E invece guardate cos’è successo.

Nel giro di poche ore si è scatenato un attacco coordinato senza precedenti nella campagna referendaria.

La Russa ha dichiarato di essere “basito”.
Gasparri ha tirato in ballo Stalin.
Tajani si è sentito in dovere di precisare che non è massone.
Salvini ha scritto su X “Io lo denuncio”.

E Nordio, il ministro della Giustizia della Repubblica Italiana è andato in televisione da Vespa e ha detto: “Mi domando se l’esame psicoattitudinale che noi abbiamo proposto per l’inizio della carriera dei magistrati non sia necessario anche per la fine della carriera”.

Il Guardasigilli ha insinuato in diretta nazionale che il procuratore antimafia più esposto d’Italia possa avere problemi di lucidità mentale.

A un uomo sotto scorta da 36 anni, che non è mai andato al mare con la sua famiglia, che ha ascoltato intercettazioni in cui si pianificava come ammazzarlo, che ha i vetri dell’ufficio blindati a prova di bomba.

Pensate che un uomo così abbia paura di Gasparri che cita Stalin. Di Salvini che minaccia denunce su X. Di Nordio che gioca a fare lo psichiatra in tv.

Gratteri ha detto quello che milioni di italiani pensano e che centinaia di magistrati, costituzionalisti e giuristi denunciano da mesi: questa riforma indebolisce chi indaga sui potenti e rafforza chi dai potenti vuole essere protetto.

Lo ha detto con la franchezza ruvida di chi ha passato la vita in trincea, non nei salotti. Lo ha detto come parla chi è abituato a guardare in faccia la ’ndrangheta, non a soppesare le virgole per non irritare un ministro.

E la risposta del Governo è stata un avvertimento.
Ma è un avvertimento che racconta più di qualsiasi dichiarazione chi ha paura di cosa. E di chi.

Abolizione del suffragio universale.

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