Intervista a Dario Noschese

di Carmine PECORARO
Dario Noschese, negli ultimi mesi si moltiplicano episodi di cronaca nei Picentini. C’è davvero un problema sicurezza?
«Direi di sì, ed è un problema che va affrontato quanto prima e in maniera organica. Non parliamo di un singolo episodio isolato, ma di una sequenza di fatti – furti, assalti, aggressioni – che nel loro insieme producono un clima di insicurezza diffusa. Proprio perché non si tratta di episodi isolati, sarebbe opportuno che i Comuni a ridosso del tratto autostradale – penso a San Mango Piemonte, San Cipriano Picentino e Castiglione del Genovesi – facessero fronte comune e, di concerto con la Prefettura, elaborassero un piano integrato di sicurezza. Parlerei, in particolare, di un coordinamento stabile tra enti locali del territorio per l’attivazione di un servizio integrativo rivolto al controllo e alla prevenzione, un modello che in passato era stato già ipotizzato e di cui non si è fatto più nulla»

Cosa manca, secondo lei, nella risposta delle istituzioni?
«Manca soprattutto un approccio strutturale. La sicurezza non si governa con interventi estemporanei. Serve continuità, coordinamento con le forze dell’ordine e la capacità di rafforzare ciò che già esiste, a partire dalla presenza sul territorio.»
Il tema del potenziamento dei Carabinieri torna spesso nel dibattito.
«È un tema centrale. Le stazioni locali svolgono un lavoro prezioso, ma non possono essere lasciate sole. Uomini e mezzi adeguati non sono una richiesta politica, ma una necessità operativa. Oggi la Stazione dei Carabinieri di San Cipriano Picentino ha competenza anche sui territori di San Mango Piemonte e Castiglione del Genovesi: un’area molto vasta, che rende indispensabile un rafforzamento dell’organico e dei mezzi. In questa prospettiva, si potrebbe anche ipotizzare un’intesa operativa tra i diversi corpi presenti sul territorio – polizie locali, Carabinieri, Forestale – superando logiche frammentate e valorizzando una gestione coordinata della sicurezza. Sarebbe inoltre ora che si pensasse alla gestione associata anche del servizio di polizia locale tra questi tre comuni»
Videosorveglianza: strumento utile o soluzione sopravvalutata?
«È uno strumento utile, ma solo se inserito in una strategia complessiva. Le telecamere funzionano se sono ben progettate, manutenute e integrate con l’attività delle forze dell’ordine. Usarle come risposta simbolica all’emergenza del momento serve a poco. Del resto, a San Cipriano Picentino si parla di videosorveglianza dal 2009: sono passati quindici anni e ancora non esiste un sistema realmente efficiente.»
Anche l’illuminazione pubblica viene spesso indicata come fattore di rischio.
«A ragione. Un territorio poco illuminato è più vulnerabile. Migliorare l’illuminazione non è una questione estetica, ma di prevenzione e di qualità della vita. È uno di quegli interventi concreti che incidono davvero sulla sicurezza, sia percepita che reale.»
Quanto incidono i cambiamenti sociali ed economici sul tema della sicurezza?
«Incidono moltissimo. La sicurezza non è fatta solo di controlli, ma anche di presidio sociale. L’abbandono e la chiusura di tante attività commerciali hanno svuotato intere aree, privandole di luoghi di aggregazione e di vita quotidiana. Oggi, salendo da Pezzano in su, il commercio si è molto diradato ed in alcune zone desertificato. Questo significa meno persone in strada, meno relazioni, meno controllo naturale del territorio.»
L’aggressione al sindaco di Castiglione del Genovesi ha colpito molto l’opinione pubblica.
«È un fatto grave che va condannato senza ambiguità. Colpire un sindaco significa colpire un’istituzione. Al di là delle appartenenze politiche, episodi del genere indicano un clima che va disinnescato con fermezza e senso di responsabilità.»
Come giudica l’operato dell’attuale amministrazione comunale?
«L’argomento è già stato affrontato e non ritengo utile tornarci sopra. Posso solo ribadire che l’impressione è quella di un’azione frammentata, priva di una visione complessiva e di una programmazione di medio-lungo periodo.»
Quali dovrebbero essere, allora, le priorità per il futuro?
«Le priorità sono note: sicurezza, strade, servizi essenziali. Non serve inventare nuove parole d’ordine, ma cambiare metodo: più pianificazione, più ascolto e una maggiore assunzione di responsabilità amministrativa.»
Le strade, comunali e provinciali, restano una criticità storica.
«È un problema strutturale che non può essere affrontato con interventi tampone. La viabilità è sicurezza, non solo manutenzione. Abbiamo un grande potenziale di sviluppo legato all’uscita dell’A2 che lambisce il nostro territorio, eppure la viabilità a servizio di quello svincolo è in condizioni critiche. Anche in questo caso, i Comuni di San Cipriano Picentino e San Mango Piemonte dovrebbero unire le forze per presentare un progetto unitario di sistemazione della viabilità esistente e, perché no, di sua implementazione. Penso, ad esempio, alla realizzazione della strada di collegamento tra Campigliano e Tora di Filetta, che sarebbe un’opera strategica per l’intera area.»
I Picentini oggi hanno rappresentanti in Consiglio provinciale. Cosa si aspetta da loro?
«Che questa rappresentanza diventi un’opportunità concreta per il territorio. Strade, scuole e tutela dell’ambiente devono tornare al centro dell’azione provinciale. I cittadini giudicano sui risultati, non sulle presenze formali.»
