11 Luglio 2026
Il peso del sospetto rubrica il Piacere del testo a cura di Stefano Cazzato

di Alfredo Imbellone

“Il piacere del testo” Rubrica a cura di Stefano Cazzato

Aaron è scomparso. Non è la prima volta, e questa consapevolezza si impone subito, come un pensiero che tenta di rassicurare senza riuscirci davvero. La notte è attraversata da un temporale violento: tuoni secchi, pioggia battente, l’acqua del lago che si increspa nel buio. Un boato improvviso sveglia di soprassalto, un corpo si alza dal letto, percorre la casa ancora immersa nel sonno. Le stanze sono al loro posto, tutto sembra uguale, tranne ciò che manca. Aaron non è rientrato.

Il mattino successivo non scioglie l’inquietudine. L’assenza si deposita negli spazi, si rende concreta nei gesti ripetuti, nei controlli inutili. La speranza insiste, si aggrappa all’idea che si tratti di una delle sue sparizioni abituali, di un allontanamento temporaneo, di una solitudine cercata. Si parla dei boschi, del silenzio, del bisogno di isolarsi. Ma le spiegazioni iniziano presto a incrinarsi: come avrebbe potuto arrivarci senza patente, con i limiti imposti dalla libertà vigilata, con l’obbligo di restare rintracciabile?

Il pensiero torna allora ai mesi precedenti, all’arresto, alla droga, al carcere evitato per un soffio accettando regole rigide e controlli costanti. Questa volta, però, c’è qualcosa che non torna. Il telefono è spento, la segreteria disattivata, ogni contatto interrotto. “Disattivarsi”, come dice lui, assume un peso diverso, più grave. La calma apparente del lago non placa l’attesa: le ore scorrono senza notizie, e quella che poteva sembrare un’assenza temporanea comincia a farsi vuoto, un vuoto che non promette risposte rapide.

Con Presunto colpevole Scott Turow torna a uno dei personaggi più riconoscibili del legal thriller contemporaneo, proseguendo un percorso narrativo avviato con Presunto innocente, il suo esordio letterario del 1987 che loconsegnò a un successo planetario, e sviluppato in altri romanzi centrati sul personaggio di Rusty Sabich. Qui la dimensione giudiziaria si intreccia fin dall’inizio con un forte nucleo domestico e affettivo, in cui il tempo della pensione e della vita privata viene improvvisamente incrinato da un evento destabilizzante.

Il romanzo si colloca nel solco di una produzione che ha contribuito a definire il genere, ma ne amplia l’orizzonte tematico, spostando l’attenzione sulla provincia americana, sulle tensioni razziali e sulle disuguaglianze sociali che attraversano il sistema giudiziario. La scrittura alterna introspezione e progressiva costruzione della tensione, rinviando volutamente l’ingresso pieno nell’aula di tribunale per concentrarsi sulle crepe emotive e morali che precedono il processo.

Autore tradotto in oltre quaranta lingue e con milioni di copie vendute, Turow mette a frutto la propria esperienza giuridica senza indulgere nel tecnicismo, usando il diritto come lente per osservare rapporti di potere, pregiudizi e responsabilità individuali. Presunto colpevole si presenta così come un romanzo che parla di giustizia prima ancora che di verdetti, collocandosi come capitolo conclusivo di una lunga riflessione narrativa sul confine incerto tra colpa e innocenza.

Scott Turow, Presunto colpevole, Mondadori, 2025, pp. 564, € 24

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