Il piacere del testo “La pazzia del vivere-scrivere”
di Alfredo Imbellone

Rubrica “Il piacere del testo” a cura di Stefano Cazzato
In “Sette donne”, Lydie Salvayre costruisce un’opera ibrida e profondamente personale, un incrocio tra biografia, memoir e saggio letterario che si trasforma in un atto d’amore verso sette scrittrici che hanno segnato il suo percorso umano e artistico. Il libro, pubblicato da Prehistorica nel 2025 nella traduzione di Lorenza Di Lella e Francesca Scala, si presenta come una raccolta di ritratti intimi di Emily Brontë, Colette, Virginia Woolf, Djuna Barnes, Marina Cvetaeva, Ingeborg Bachmann e Sylvia Plath. Salvayre le definisce “sette pazze”, sette donne per le quali vivere non bastava, perché per loro scrivere era sinonimo di esistere. L’autrice non si limita a ripercorrere le tappe biografiche di queste figure emblematiche, ma ne esplora l’ossessione creativa, il rapporto simbiotico tra vita e scrittura, quel “vivere-scrivere” che per molte di loro – come la Cvetaeva – era un’unica parola, un’unica ragione di vita.
Salvayre sceglie di raccontare queste autrici in un momento di crisi personale, in cui il desiderio di scrivere l’aveva abbandonata. Attraverso la rilettura delle loro opere e l’immersione nelle loro biografie, ritrova non solo l’ispirazione, ma anche una rinnovata energia vitale. Ne emerge un dialogo continuo tra la voce della narratrice e quelle delle sette scrittrici, in cui le esperienze di ognuna – dall’isolamento della Brontë alla Parigi scintillante e dannata della Barnes, dalla disperazione della Plath alla libertà scandalosa di Colette – diventano tasselli di un unico, commovente affresco sulla condizione della donna artista. Salvayre non le idealizza, anzi, ne mette in luce le contraddizioni, le fragilità, i fallimenti, ma sempre con un rispetto profondo e una empatia che nasce dalla condivisione di uno stesso, irriducibile bisogno: dare forma alla vita attraverso la parola.
L’autrice, Lydie Salvayre, è una scrittrice francese, nata nel 1948 da genitori rifugiati repubblicani fuggiti dalla guerra civile. Prima di dedicarsi completamente alla letteratura, ha studiato lettere moderne e si è laureata in medicina, esercitando per anni la professione di psichiatra. Questo suo retroterra traspare nell’acutezza con cui indaga la psiche delle sue “sette donne”, senza mai cadere in facili psicologismi. Il suo esordio risale al 1990 con “La Dichiarazione”, da allora ha pubblicato una quindicina di romanzi, vincendo numerosi premi, tra cui il prestigioso Goncourt nel 2014 con “Non piangere”, anch’esso edito in Italia da Prehistorica. “Sette donne” rappresenta per lei un ritorno alle origini, un omaggio alle autrici che l’hanno formata e un tentativo di comprendere il mistero del legame tra sofferenza e creazione artistica.

Lydie Salvayre, Sette donne, traduzione di Lorenza Di Lella e Francesca Scala, Prehistorica, 2025, pp. 232 – € 18,00
