Il piacere del testo “Scuola verso Itaca”
di Alfredo Imbellone

Il piacere del testo rubrica a cura di Stefano Cazzato
Dire la scuola. Lessico minimo di Pier Cesare Rivoltella (Scholé , 2024) si struttura attorno a sedici parole chiave – proposte in ordine alfabetico da Creatività a Valutare – ciascuna delle quali diventa occasione per scandagliare la scuola non solo come istituzione, ma come esperienza umana, culturale e politica. Rivoltella, pedagogista forte di una lunga esperienza come studioso di media, tecnologie didattiche e processi educativi, costruisce un discorso che intreccia teoria, proposte metodologiche e riferimenti culturali, restituendo la scuola come luogo di formazione integrale, non riducibile a un semplice dispositivo di trasmissione del sapere.
Con rigore concettuale e scrittura chiara, evitando gergo specialistico e slogan che troppo spesso caratterizzano il dibattito pubblico sull’istruzione, ogni capitolo è dedicato a un termine e procede con brevi paragrafi, attraversati da ciò che l’autore definisce “ossessioni ricorsive”: la figura del maestro, il rapporto con la tecnologia, la tensione tra tradizione e innovazione, la responsabilità educativa degli adulti. Questa struttura modulare consente diverse letture del testo, anche non lineari e sequenziali.
La metafora del viaggio verso Itaca, scelta come filo conduttore, restituisce l’idea che l’educazione sia un percorso trasformativo, più che un traguardo, e che la scuola debba essere insieme radicata e in movimento, fedele alla sua missione ma capace di reinventarsi di fronte alle sfide del presente.
Tra i capitoli più significativi vi è quello dedicato alla Creatività, che Rivoltella sottrae sia al mito romantico dell’invenzione dal nulla sia alle riduzioni tecnocratiche della didattica innovativa, per proporla come capacità di stabilire connessioni, di guardare le cose da prospettive inedite, di apprendere in un contesto laboratoriale simile a una bottega rinascimentale.
Il capitolo sul Curricolo restituisce centralità alla progettazione, opponendosi tanto all’improvvisazione quanto alla rigidità burocratica, mentre quello sul Design invita a considerare l’insegnamento come atto intenzionale, riflessivo, creativo e non come semplice esecuzione di procedure standardizzate. La Didattica viene così descritta come arte della vita, che tiene insieme corpo, parola e tempo, tradizione e contemporaneità, trasmissione e dialogo.
Sul Digitale e sull’Intelligenza Artificiale Rivoltella lavora da anni, rifiutando sia le retoriche apocalittiche che gli entusiasmi acritici, e proponendo invece un’educazione con, all’ e nell’IA: perché l’intelligenza artificiale può essere alleata nella personalizzazione e progettazione didattica; perché occorre sviluppare competenze critiche che ne smontino l’opacità e la presunta neutralità; perché la dimensione educativa deve orientare lo sviluppo stesso delle tecnologie, evitando che diventino meri strumenti di addestramento o sorveglianza.
Analogamente, i capitoli su Media e Media Literacy spostano l’attenzione dall’alfabetizzazione strumentale alla cittadinanza digitale, insistendo sulla necessità di formare soggetti capaci di abitare criticamente una realtà sempre più mediatizzata.
Il libro dedica pagine intense alla figura dell’Insegnante e del Maestro. Se l’insegnante è definito dalla professionalità riflessiva, dalla capacità di progettare e valutare, dalla consapevolezza del proprio ruolo intellettuale, il maestro è colui che porta in classe la vita, che testimonia con il proprio esempio e non solo con le parole, che educa attraverso la relazione e non soltanto tramite i contenuti. In questa prospettiva la scuola diventa, riprendendo Calamandrei, un organo costituzionale, luogo di costruzione della cittadinanza e non semplice apparato di istruzione.
La centralità della relazione educativa emerge anche nella critica alla “relazione muta”, espressione con cui l’autore, ispirandosi alla teoria della risonanza di Hartmut Rosa, denuncia i rischi di alienazione e silenzio comunicativo prodotti dalla modernità accelerata: la scuola, sostiene Rivoltella, deve tornare a essere spazio di reciprocità, capace di “far brillare gli occhi” agli studenti.
Un’attenzione particolare è riservata alla metodologia degli Episodi di Apprendimento Situato (EAS), elaborata dallo stesso Rivoltella e diffusasi in Italia nell’ultimo decennio. Gli EAS, articolati in fasi preparatoria, operativa e ristrutturativa, propongono una didattica laboratoriale, attiva, riflessiva, capace di coniugare problem solving, lavoro collaborativo e metacognizione. Non si tratta solo di una tecnica, ma di una vera e propria filosofia educativa che mira a trasformare la lezione frontale in esperienza significativa, restituendo centralità all’apprendimento come processo e non come semplice acquisizione di contenuti.
Nelle pagine finali, dedicate a Tempo e Valutare, emergono due sfide cruciali per la scuola contemporanea: da un lato, la necessità di rallentare, di riscoprire la lettura profonda, la scholé, i momenti gratuiti e contemplativi in un’epoca dominata dalla fretta; dall’altro, l’urgenza di ripensare la valutazione come strumento formativo, come occasione per riflettere sugli errori e favorire la riuscita di tutti, contro ogni logica selettiva ed escludente.
Chiude il volume una visione di scuola che non si limita a diagnosticare problemi, ma disegna un orizzonte desiderabile: una scuola che intreccia discipline e vita, che accoglie la complessità del presente, che promuove cittadinanza democratica e giustizia sociale, che educa alla lentezza e al pensiero critico, che sa dialogare con le tecnologie senza esserne colonizzata. Una scuola, soprattutto, che non rinuncia alla sua dimensione etica e trasformativa, proponendosi come spazio vitale di cultura, responsabilità e futuro condiviso.

Pier Cesare Rivoltella, Dire la scuola. Lessico minimo, Scholé, 2024, pp. 240, € 20
