18 Luglio 2026

Venezuela e la paralisi dell’ONU: il veto di Russia e Cina come freno all’azione internazionale

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Venezuela e la paralisi dell'ONU il veto di Russia e Cina come freno all'azione internazionale

di Bianca MARTORELLI

La crisi venezuelana non ha esposto solo il collasso istituzionale e umanitario di un paese, ma anche le profonde debolezze del sistema internazionale. L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), creata per preservare la pace e proteggere i popoli da abusi gravi, ha dimostrato un’incapacità strutturale ad agire con fermezza di fronte a uno dei drammi più prolungati dell’America Latina. Al centro di questa paralisi ci sono lo stesso disegno dell’ONU e il ruolo decisivo di Russia e Cina.La Carta delle Nazioni Unite dà priorità alla sovranità statale rispetto alla protezione effettiva dei diritti umani. Nella pratica, questo ha permesso a governi accusati di gravi violazioni di utilizzare la legalità internazionale come scudo politico, mentre l’ONU si riduce a emettere comunicati, rapporti e condanne senza conseguenze reali. L’organizzazione manca di un esercito proprio e dipende completamente dalla volontà dei suoi Stati membri, il che limita severamente la sua capacità d’azione.Questa debolezza diventa critica nel Consiglio di Sicurezza, l’organo con potere reale all’interno dell’ONU. Lì, Russia e Cina, come membri permanenti con diritto di veto, hanno bloccato sistematicamente risoluzioni che miravano a incrementare la pressione internazionale sul governo venezuelano. Sotto l’argomento della “non ingerenza” e della “difesa della sovranità”, entrambi i paesi hanno impedito sanzioni multilaterali vincolanti e qualsiasi misura che potesse aprire la porta a una supervisione internazionale efficace.Nel caso della Russia, l’uso del veto è stato apertamente politico e confrontazionale. Mosca ha trasformato il Consiglio di Sicurezza in un campo di battaglia diplomatico, utilizzando il suo potere per proteggere alleati strategici e sfidare l’influenza occidentale, anche a costo di paralizzare la risposta internazionale di fronte a crisi umanitarie evidenti. La Cina, sebbene meno stridula, ha accompagnato questa strategia con una diplomazia silenziosa ma costante, privilegiando la stabilità e i suoi interessi economici rispetto alla pressione internazionale in materia di diritti umani.L’azione congiunta di Russia e Cina ha trasformato il Consiglio di Sicurezza in un organo incapace di svolgere la sua funzione centrale, convertendo il veto in uno strumento di blocco più che di equilibrio. Questa dinamica ha lasciato l’ONU intrappolata tra i suoi principi fondazionali e la realtà del potere globale, rivelando un sistema in cui gli interessi delle grandi potenze pesano più della protezione di milioni di persone.Il caso venezuelano dimostra che l’ONU, lungi dall’essere un garante efficace della pace e dei diritti umani, rimane un organismo ostaggio della sua stessa struttura. Finché il diritto di veto continuerà a permettere a pochi Stati di paralizzare l’azione collettiva, e finché la sovranità verrà sistematicamente imposta sulla protezione dei popoli, crisi come quella del Venezuela troveranno nell’ONU più un osservatore passivo che un attore decisivo.

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