Il Taccuino di Baudelaire del 15 gennaio 2026 di Giovanni Farzati

Rubrica “Il Taccuino di Baudelaire” di Giovanni Farzati
Solo il titolo
In Alta Irpinia nasce il “taxi sociale” per anziani. 25 Comuni coinvolti in servizio a favore dei bisognosi di cure mediche
L’editoriale di noantri
Partiamo dai fatti, non dalle illusioni.
Se guardiamo i dati delle regioni più ricche d’Italia, scopriamo una verità scomoda: il turismo incide solo in piccola percentuale sul PIL. Le aree che stanno meglio non vivono di turismo, ma di produzione, lavoro stabile, servizi, filiere economiche solide. Il turismo c’è, ma non è mai la cura principale. Ma anche se guardiamo il Pil di regioni come la Puglia, dove il turismo è il settore meglio sviluppato tra tutte le regioni del sud d’Italia, l’incidenza è minima rispetto al settore primario ai servizi ecc.
E allora guardiamo a casa nostra, al Cilento, con onestà.
Qui i paesi si svuotano. Le scuole chiudono, i giovani se ne vanno, i servizi arretrano. Interi borghi vengono lentamente abbandonati. E a tutto questo si risponde sempre allo stesso modo: “puntiamo sul turismo”. Come se fosse una medicina miracolosa.
Ma diciamolo chiaramente: il turismo, così com’è oggi, non sta curando il Cilento.
Sta solo tenendo in vita un malato terminale, prolungandone la sofferenza.
Qualche mese di presenze non ferma lo spopolamento.
Qualche lavoro stagionale non trattiene i giovani.
Qualche evento estivo non ricostruisce una comunità.
Il turismo dà l’illusione di respirare, ma non guarisce. È una terapia temporanea che rimanda il problema, mentre il territorio continua a perdere abitanti, competenze, futuro.
Nel frattempo i paesi diventano dormitori d’inverno e scenografie d’estate. Le case restano chiuse, i centri storici vuoti, la vita quotidiana scompare. Questo non è rilancio. È agonia lenta.
Il problema non è il turismo. Il problema è pensare che basti.
Un territorio vive se produce, se crea lavoro vero, se investe in agricoltura, artigianato, servizi, innovazione, sanità, scuola, mobilità. Vive se chi nasce qui può scegliere di restare, non se è costretto ad andare via.
Il turismo dovrebbe essere la conseguenza di un Cilento vivo, non l’alibi per non fare altro. Prima viene la comunità, poi l’accoglienza. Prima la vita quotidiana, poi le presenze.
Se continuiamo a curare lo spopolamento con la sola promessa del turismo, non stiamo salvando il Cilento.
Stiamo solo allungando la sua sofferenza.
E una comunità che ama davvero il proprio territorio ha il dovere di dirlo, anche quando fa male. GFedullo
Raccontare il proprio paese e la quotidianità
Cilento, l’utilità di un forno crematorio
Un post sconveniente (ma pratico) del dottore Nicola Tarallo
A Bellizzi; Montecorvino Pugliano; Cava dei Tirreni; hanno già provveduto; senza fare scongiuri o appendere alla porta di casa corna di capra o ferri di cavallo arrugginiti; si potrebbe fare anche nel Cilento, mettendo insieme un poco di sindaci; la proposta arriva dal dottore Nicola Tarallo di Agnone e va presa sul serio. Il dibattito è aperto.
Per alcuni sarebbe una conquista di civiltà; ma non per tutti; a Pietradefusi; in Irpinia, si scatenò una furente protesta popolare.
Una proposta
agli amministratori dei comuni del Monte Stella (Perdifumo, Castellabate, Montecorice, Serramezzana, Pollica, San Mauro Cilento, Stella Cilento, Omignano, Sessa Cilento, Torchiara, Lustra, Laureana, Rutino, Prignano, Ogliastro Cilento, Cicerale, Perito, Agropoli).
In provincia di Salerno sono operativi tre impianti di cremazione, Cava de’ Tirreni, Montecorvino Pugliano, Bellizzi; tutti e tre privati (questa tipologia di impianti è molto remunerativa); non sarebbe possibile, almeno per i comuni summenzionati, progettare un consorzio (ho detto consorzio ma, non essendo un esperto non conosco le varie possibili forme di associazione tra comuni per questo tipo di operazioni) per costruire un impianto di cremazione che possa servire gli “utenti”, dei comuni sopracitati e, perché no, anche delle aree limitrofe, con costi calmierati, e una gestione volta non tanto al profitto, quanto al servizio. I cimiteri, al contrario dei nostri paesi, sono sempre più “abitati”, e penso che nei prossimi anni ci saranno problemi di capienza.
Se qualche amministratore legge questo post potrebbe dire qualcosa in merito? Si dovrebbero, certo, mettere insieme diversi comuni, e immagino quanto sia complicato nella nazione dei campanili, ma io un pensierino lo farei a questo possibile percorso progettuale.
Convengo che questo non sia un post allegro, ma penso possa essere utile.
Dott.Nicola Tarallo
Parole sottolineate
Viviamo in una cultura che promette felicità come se fosse un risultato da ottenere: ottieni di più, possiedi di più, raggiungi più traguardi e sarai felice. Ma questa visione tradisce un equivoco profondo. Secondo il filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti, la felicità non è qualcosa che si conquista per accumulo, ma una condizione che nasce dalla conoscenza e dall’accettazione di sé. Galimberti ci invita a guardare dentro di noi piuttosto che fuori: la felicità non dipende dal riconoscimento altrui, dal successo sociale o dal soddisfacimento di ogni desiderio, ma dal rapporto autentico con la nostra identità.
(da Studenti.it)
…Secondo Pascal, “tutta l’infelicità degli uomini viene da una sola cosa: non saper restare tranquilli in una stanza”. Una riflessione sull’inquietudine che illumina la nostra difficoltà a fermarci e il significato del silenzio.
…Foto
Ed è proprio nella capacità di correggere la realtà che c’è l’arte

