17 Gennaio 2026

Venezuela: cronaca di una lotta impari, uno Stato criminale e il blocco dell’ordine internazionale

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Venezuela cronaca di una lotta impari, uno Stato criminale e il blocco dell'ordine internazionale

di Bianca MARTORELLI

La crisi venezuelana non è frutto della passività del suo popolo né della mancanza di denunce. È, al contrario, la storia di una società che ha esaurito tutte le vie democratiche, pacifiche e istituzionali, e che tuttavia è stata sconfitta da un regime autoritario protetto da interessi internazionali.Per oltre due decenni, il Venezuela è passato dal deterioro istituzionale al collasso totale dello Stato, mentre milioni di cittadini resistevano, votavano, protestavano, denunciavano e chiedevano aiuto al mondo.La lotta democratica: voti che non sono bastati.

Dal 1999, i venezuelani hanno partecipato a più di 25 processi elettorali: presidenziali, parlamentari, regionali, municipali e referendum. Anche in condizioni impari, il voto è stata la principale arma di resistenza.
Nel 2007, il popolo ha sconfitto in referendum una riforma costituzionale che mirava a concentrare il potere.
Nel 2015, l’opposizione ha conquistato la maggioranza qualificata nell’Assemblea Nazionale, che poi è stata svuotata di funzioni dal Tribunale Supremo controllato dall’Esecutivo.
Tra il 2017 e il 2024, le elezioni sono state denunciate come fraudolente da osservatori nazionali e internazionali, con inabilitazioni politiche, manipolazione del sistema elettorale e persecuzione dei candidati.

Il messaggio era chiaro: quando il voto non garantiva la permanenza al potere, il regime lo annullava.La strada come ultimo ricorso: manifestazioni di massa e repressione
Di fronte alla chiusura delle vie elettorali, milioni di venezuelani sono scesi in piazza a protestare:
2014: proteste studentesche represse con violenza.
2017: oltre quattro mesi di mobilitazioni nazionali; almeno 163 morti, migliaia di feriti e oltre 5.000 detenuti.
2019: proteste dopo il rifiuto dell’Assemblea Nazionale.
2024: manifestazioni successive a elezioni denunciate come fraudolente, con decine di morti e migliaia di detenuti.

Le forze di sicurezza hanno agito con munizioni reali, detenzioni arbitrarie e torture. La protesta pacifica è stata trattata come terrorismo.Denunce internazionali e richieste formali di aiuto
La società civile, i leader politici e le vittime si sono sistematicamente rivolti a istanze internazionali:
Denunce presso l’ONU, l’OEA, la Corte Penale Internazionale.
Rapporti documentati da ONG venezuelane e straniere.
Richieste di applicazione del principio di Responsabilità di Proteggere (R2P).
L’ONU ha riconosciuto pattern di crimini contro l’umanità, ma ha mancato di capacità coercitive per agire.Tentativi di rottura interna e fratture militari.

La narrativa ufficiale di «unità assoluta» è falsa.

Ci sono stati numerosi tentativi di rottura interna:
– 2002: rottura istituzionale dopo proteste di massa.
– 2014–2019: diserzioni, cospirazioni e insurrezioni fallite.
– 2019: rifiuto dell’autorità presidenziale da parte dell’Assemblea Nazionale e sostegno internazionale a un governo interinale.

Detenzioni ed esecuzioni di militari accusati di cospirazione.
Questi tentativi sono falliti perché l’alto comando è stato cooptato mediante corruzione, paura e partecipazione a economie illecite.

Il costo umano: cifre di una tragedia.
– Più di 15.000 esecuzioni extragiudiziali documentate.
– Centinaia di morti in proteste e migliaia di feriti, molti con lesioni permanenti.
– Più di 18.600 detenuti per ragioni politiche dal 2014; tra 1.700 e 1.900 prigionieri politici attivi.
– Decine di prigionieri morti sotto custodia statale.

Collasso sanitario: ospedali senza forniture, migliaia di morti evitabili per mancanza di medicinali.
Più di 8,4 milioni di venezuelani sono emigrati, legalmente e illegalmente, trasformando questa crisi nel più grande esodo della recente storia regionale.Perché l’ONU non è intervenuta? Il veto che paralizza il mondo.

L’ONU ha documentato i crimini, ma non ha potuto agire in modo decisivo perché qualsiasi misura coercitiva doveva essere approvata dal Consiglio di Sicurezza, dove Russia e Cina hanno bloccato risoluzioni chiave.
Il sistema internazionale ha prioritarizzato la sovranità statale sulla protezione delle vittime. Il risultato è stata un’ONU che informa, ma incapace di fermare la violenza.Russia e Cina: cosa ottengono dal Venezuela?

Il sostegno di Russia e Cina non è stato ideologico né solidale: è stato strategico ed economico.
Russia ottiene:
– Presenza geopolitica nell’emisfero occidentale.
– Contratti militari e vendita di armamenti.
– Accesso a progetti energetici e minerari.
– Un alleato che sfida gli Stati Uniti nella loro regione.
Cina ottiene:
– Petrolio a lungo termine come garanzia di prestiti multimiliardari.
– Controllo indiretto su asset strategici.
– Un precedente di sostegno reciproco tra regimi autoritari.
– Espansione della sua influenza economica senza pretese democratiche.

Entrambi i paesi usano il Venezuela come pedina geopolitica, non come nazione sovrana.L’intervento delle Americhe e il sostegno venezuelano
Di fronte al collasso interno e alla paralisi multilaterale, paesi del continente hanno applicato pressione diplomatica, sanzioni e isolamento politico. Per una grande parte dei venezuelani, questo non è stato ingerenza, ma l’unica risposta disponibile dopo anni di abbandono internazionale.Conclusione: un monito globale.

Il Venezuela dimostra che un popolo può fare tutto e tuttavia perdere quando affronta un regime criminale protetto da potenze globali. La tragedia venezuelana non è un fallimento cittadino: è il fallimento del sistema internazionale.
Finché i veti peseranno più della vita umana, il Venezuela non sarà l’ultimo.

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