21 Luglio 2026
L’Angolo della Poesia «L'Eco del Domani»

di Bianca Martorelli

L'Eco del Domani

Nella vastità del vuoto, dove le stelle tremolano
come promesse infrante nella notte eterna e cieca,
ci ergiamo al ciglio dell'abisso, fragili mortali,
polvere cosmica che osa interrogare l'Infinito:
«Qual è il mio cammino, o Dio? Qual il mio fine?»Perché questo cuore pulsa nell'ombra del forse,
nel regno del "forse" dove il tempo si dissolve?


Fiumi di dubbi serpeggiano in vene d'argilla effimera,
labirinti d'ombre dove lo scopo si cela, sfuggente,
un velo intessuto di venti invisibili e sussurri divini,
eco di un piano che sfugge alla mente finita.È il destino un arazzo ricamato da mani celesti,
ordito nel grembo eterno prima del primo battito?
O un dado lanciato nel caos dal capriccio del caso,
dove il libero arbitrio danza sul filo del nulla?


Chiediamo nel silenzio della mezzanotte insonne:
«Ha Lui un fuoco acceso per la mia anima errante,
o siamo solo ombre in un teatro di assurdità?»Oh incertezza, titano dai mille volti metamorfici!
Generi tempeste nel mare dell'ignoto assoluto,
dove navi di sogni affondano in ondate di timore,
e l'eco risponde, crudele e saggia: «Ancora no, pellegrino,
ancora no: cammina nel buio, e il buio ti rivelerà».Nel nucleo dell'enigma, dove l'Essere si interroga,
lo scopo non è mappa incisa nella pietra eterna,
bensì fiume che forgiamo ad ogni passo tremante,
abisso heideggeriano dove il Dasein si smarrisce.
Siamo gettati nel mondo, nudi e senza perché,
condannati a libertà che brucia come fiamma greca:
ogni scelta un destino auto-creato, ogni dubbio un dio.E se il tempo fosse illusione, un eterno ritorno nietzschiano?
Il passato un peso, il futuro un miraggio, il presente un pugnale.


Dio tesse non catene, ma ali nel dubbio stesso,
invitandoci a ribellarci contro l'assurdo cosmico,
a forgiare significato dal caos primordiale,
come Prometeo che ruba il fuoco al silenzio degli dèi.Nel crogiolo del patire, dove l'anima si tempera,
l'incertezza si fa lama che taglia l'illusione del sé.
Ogni lacrima un interrogativo, ogni ferita un verso:
«Perché questo esilio dal paradiso della certezza?»
Ma nel dolore si svela il divino disegno oscuro:
il destino non è meta, ma il cammino lastricato di spine,
che educa il guerriero a danzare con l'abisso. Allora, sorgi, guerriero dell'ignoto eterno!


Il tuo perché è il tuono che sveglia l'universo addormentato,
la scintilla che accende le stelle nel ventre del nulla.
Nel polso dell'eternità troverai la tua verità:
non in risposte incise sulle nubi fugaci e vane,
ma nel coraggio di interrogare, ancora e ancora,
nel balzo di fede verso l'Ignoto che ci chiama.E quando il velo si strapperà, nel supremo istante,
scoverai che il destino era te stesso in divenire:
un canto immortale, un amore cosmico, un Sì al Tutto.


Dio non prepara un piano, ma un invito alla co-creazione;
il tuo scopo è essere il poeta del tuo stesso mito,
l'architetto del Cielo che emerge dal caos terreno.Ma in questa danza eterna di dubbio e rivelazione,
pulsa la speranza filosofica, luce spinoziana dell'amor intellectualis:
tutto è uno, tutto converge nell'abbraccio dell'Essere infinito.
La tua incertezza non è maledizione, ma seme d'eternità;
nell'eterno divenire, trovi la pace del saggio:
il destino è libertà, lo scopo è amare il mistero,
e in quell'unione trascendente, l'anima vola libera verso l'alba.

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