11 Luglio 2026

Il piacere del testo “L’ultimo meraviglioso Arpino”

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Il piacere del testo L’ultimo meraviglioso Arpino di Stefano Cazzato

di Stefano Cazzato

Il piacere del testo rubrica a cura di Stefano Cazzato

“Capricorno” ripropone con l’attenzione che merita l’ultimo libro dello scrittore torinese, concluso nel 1987 poco prima della morte con la tenacia di chi sa che “non si può morire con un romanzo tra le costole”. Tenacia, ma anche, forse, fiducia nella letteratura di cambiare e correggere il finale di una vita.

Qui si racconta non della resa alla morte dello scrittore, ma della resa all’amore di Giacomo Berzia, attore di belle speranze che nella maturità tira però a campare grazie a un programma radiofonico in cui scrive e legge delle lettere impossibili a vari destinatari, tra cui Dio, con cui si apre il romanzo. “Egregio Signore Iddio, mi perdoni quest’ultima lettera. So di non doverLe scrivere più. Ho finalmente capito la lezione: la Sua risposta è il silenzio…”

In questo meraviglioso romanzo d’addio c’è Torino, colta nel suo rigore sabaudo e invernale, ma promettente e misteriosa; nella figura del malandato Tino (Tino Buazzelli?) che porta la sua arte in piccoli teatri di provincia, c’è la parabola di un mondo sempre più assediato da nuovi comunicatori e nuovi media e abbandonato al consumo; c’è la speranza in una qualche logica che regga l’universo, in una svolta improvvisa che dia un po’ di colore e calore a certe vite che si trascinano stancamente, pur nel loro dignitoso decorso borghese.

Ma tutto è illuminato da una narrazione incalzante, quasi giallistica, nella quale è una donna seducente, intrigante e angelica al tempo stesso (una chirurga che dirige una casa di cura), a tirare le fila degli eventi, dapprima segretamente, attraverso esche, pedinamenti, appostamenti e segni da interpretare, poi palesandosi per costringere il protagonista al cedimento.

Invece di opporsi, come gli viene sconsideratamente sconsigliato, a quella che è forse l’ultima avventura della sua vita, all’ultimo baluginio della sensualità, Berzia si lascia andare al sogno, si fa coccolare e titillare dagli eventi, decide, alla faccia del libero arbitrio, di seguire la traiettoria del destino che, questa volta, coincide con quella del cuore.

“In quel pertugio inventato da Claudia la ferocia del mondo non avrebbe perso tempo a braccare l’anima prosciugata e vogliosamente anonima di Giacomo Berzia”. Se non una rinascita, un altro giro di giostra da vivere.

Giovanni Arpino, La trappola amorosa, Capricorno, 2025, pp. 191 – euro 12.00

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