Il piacere del testo: “L’intelligenza del dubbio”
di Alfredo Imbellone

“Il piacere del testo” rubrica a cura di Stefano Cazzato
Il nuovo libro di Simonetta Bisi, L’eclissi del pensiero critico. Elogio del dubbio al tempo dell’algoritmo (Bordeaux, 2025), si presenta come un testo breve ma denso che mette in fila diagnosi, metafore e sollecitazioni pratiche per orientarsi nell’epoca digitale. Simonetta Bisi, sociologa e saggista, da anni si occupa dei rapporti tra tecnologia, cultura e mutamenti sociali, con particolare attenzione ai temi della memoria collettiva, dell’identità e della partecipazione democratica. Con L’eclissi del pensiero critico prosegue il suo percorso di ricerca intrecciando analisi teorica e sensibilità narrativa, nel tentativo di restituire complessità a un’epoca segnata dalla velocità digitale e dalla crisi del dibattito pubblico.
La posizione della autrice è chiara fin dalle prime pagine: non si tratta di un’isteria tecnologica né di un lamento nostalgico, ma di un tentativo meditato di riattivare la facoltà del dubbio come forma di resistenza civica e intellettuale. La proposta di Bisi è insieme teorica e morale: riassegnare al concetto di critica la sua funzione originaria, cioè quella di combattere l’inconsapevolezza.
Il nucleo argomentativo del saggio è la relazione tra iperconnessione e appiattimento del pensiero. Bisi mostra come gli algoritmi — lungi dall’essere neutrali — plasmino i nostri ambienti di informazione, definiscano ciò che vediamo e favoriscano la semplificazione e l’emotività a scapito della lentezza riflessiva. Il risultato è una memoria collettiva frammentata, opinioni omologate e una politica sempre più spettacolare. L’autrice non si limita all’analisi: descrive con efficacia immagini e allegorie che trasformano concetti astratti in scene capaci di restare nella mente del lettore.
Di particolare interesse è la diagnosi politica che Bisi sviluppa: il potere tecnologico si intreccia con pressioni geopolitiche e logiche economiche. Il saggio distingue tra “predatori classici” (autocrati e potenze statuali) e “nuovi predatori” (le Big Tech), enfatizzando come il caos prodotto dalle prime possa favorire il dominio più sottile e persuasivo delle seconde. Qui l’intelligenza artificiale non è demonizzata in astratto: è riconosciuta come una delle conquiste scientifiche fondamentali, ma il suo uso in mano privata e non regolata può alimentare disuguaglianze e svuotare la dignità personale. È un’argomentazione che lega tecnologia, economia dell’attenzione e crisi della democrazia in un unico fil rouge.
Nel suo saggio Bisi dedica anche attenzione all’identità digitale: l’autenticità viene letta come valore critico e politico. L’analisi della costruzione di sé come “brand” — modulato da like, narrazioni performative e interessi economici — rimette al centro la domanda sul rapporto tra identità reale e profilo digitale, e su chi beneficia del divario. L’autrice denuncia con efficacia il modello di profitto basato sulla profilazione dei dati, mostrando come la trasformazione dei cittadini in “utenti profilati” eroda lo spazio del dibattito pubblico.
Sul fronte dell’intelligenza artificiale Bisi evita semplificazioni: distingue tra forme diverse di IA, mette in guardia contro l’umanizzazione eccessiva delle macchine — l’“empatia simulata” — e richiama alla responsabilità etica degli sviluppatori e dei decisori politici. I passaggi in cui discute casi concreti e paradossi (chatbot che sembrano comprendere ma non possiedono coscienza) sono utili per smontare facili retoriche e ricordare che la tecnica non cancella il problema dell’interpretazione umana.
Sul piano stilistico il libro è accessibile senza rinunciare alla profondità: Bisi miscela riferimenti filosofici (Adorno, Kierkegaard), citazioni pop (Black Mirror), dati empirici e racconti allegorici, il tutto senza piegarsi al gergo accademico. La presenza di poesie e favole interne al testo amplia il registro e mostra una consapevolezza formale: non bastano argomentazioni logiche, serve anche un immaginario che riaccenda la pratica del dubbio.
Chi cerca ricette dettagliate per politiche pubbliche o progetti operativi potrebbe restare deluso dalla lettura: le soluzioni vengono spesso indicate in forma di principi e pratiche emergenti (reti locali, comunità, esperienze di partecipazione dal basso) più che in programmi normativi compiuti. Ma questa scelta appare coerente con l’orizzonte del testo: Bisi non vuole offrire una lista di tecniche di controllo sull’algoritmo, quanto riaprire la domanda su come abitarlo collettivamente. Inoltre, il richiamo costante alla necessità del dubbio e a pratiche di resistenza rigeneratrice è inteso a suggerire, più che prescrivere, una via d’uscita: la ricostruzione del senso collettivo passa per la cura della memoria, il dialogo e l’esercizio del pensiero lento.

Simonetta Bisi, L’eclissi del pensiero critico, Bordeaux, 2025, pp. 160, € 16
