L’Angolo della Poesia “Sotto lo stesso cielo d’inverno”

di Bianca Martorelli
Sotto lo stesso cielo d’inverno,
la città respira luce.
Un fruscio di passi, un odore di legna,
e l’aria sembra ricordare
tutte le storie che un tempo ci cullavano.
Nei bambini, la meraviglia è una lingua nativa:
l’attesa che sale lenta,
come una candela che non teme il buio.
Nei pacchi colorati c’è molto più del dono:
c’è la prova che il mondo,
almeno una volta l’anno,
sa mantenere le sue promesse.
Il regalo…
non è la carta, né il nastro,
ma la carezza invisibile di chi lo porge.
Un giocattolo può diventare universo,
un libro farsi coraggio,
un abbraccio travestito da oggetto
può dire: “Io ci sono.”
E per un bambino, questo basta a costruire un domani più grande.
Per gli adulti, Natale è spesso nostalgia:
un canto lontano che ancora vibra nel petto,
il posto vuoto che conserva un nome,
le risate che abitano solo la memoria.
La nostalgia non ferisce:
tiene in vita ciò che ci ha costruiti.
Ci ricorda che l’amore, quando è vero,
non va mai perduto:
cambia stanza, ma non smette di abitare.
E poi c’è chi vive il Natale senza rumore,
chi lavora mentre gli altri festeggiano,
chi attende un ritorno,
chi stringe forte la solitudine per non farla cadere.
Anche lì, in quel silenzio che nessuno ascolta,
nasce un altro significato:
la festa non è perfezione,
è presenza.
È il gesto piccolo che salva la giornata a qualcuno.
Che il Natale ci insegni
a guardare ancora con occhi di bambino,
e a donare con la dolcezza adulta
di chi ha imparato a perdere,
ma non a smettere di amare.
