17 Gennaio 2026
Sermo Familiaris Il Piacere del Testo Stefano Cazzato

di Domenico Maria Morace

Il piacere del testo Rubrica a cura di Stefano Cazzato

Da poco dato alle stampe, il libro di Mario Lentano è ricco di disegni garbatamente caricaturali, che semplificano, appunto, quella che potremmo definire l’identità “Intima, familiare” Greco/Romana, in Roma, nell’era Pagana.

La lettura accende curiosità diversificate. Motti di impianto morale ed educativo, celati sotto storie e “miti minori”, che certamente avevano una presenza trasversale in tutte le classi sociali.

A parte i ristretti “addetti ai lavori” di Lettere Antiche, in parte Filosofia, e ovviamente Archeologia e Storia Antica, alzi la mano chi ha mai sentito parlare di Cherea, dei Coniectores, di Chelone, o del cupo gioco di parole che deriva dal semplice termine “Cauneas”.

Solo limitandoci a questi quattro esempi, per non togliere il gusto della sorpresa, dirò che Cherea sta alla ancella di Taide, come Giove sta a Danae, con la sua trovata incredibile.

E i “coniectores”? Gli antenati di Freud, cosa hanno a che fare con Cesare in Gallia, a Roma, in Grecia e in Egitto?

Ancora; come avrebbe detto Don Abbondio all’inizio del capitolo ottavo dei Promessi Sposi, la cosiddetta Notte degli Imbrogli, “Carneade! Chi era costui?”, “Chelone: chi era costei”? Che rappresentava le somme virtù di un animale, che tutte le donne e matrone avrebbero dovuto far proprie?

Da ultimo un gioco di parole: Brindisi, autunno, anno 55 A.C. Un celeberrimo romano, sta per partire con i suoi uomini, per una (presunta) grande impresa: Tra i banconi di derrate sul molo del porto, un venditore, con voce possente promuove “Cauneas!”, gli squisiti fichi di Cauno.

Messaggio, abbreviato, in codice: “Caune ne eas”! Con un po’ di libertà… “Non partire”! Infatti. Finì nel peggiore dei modi.

In ultima analisi, questo delizioso libricino, vuole dirci, tra le righe, che quel mondo che ci hanno voluto sempre raccontare, o spiegare, più o meno a senso unico, appunto in quanto Pagano, dotato di una moralità estremamente variabile e mutevole, è parimenti ricchissimo di fantasia e aperture mentali.

Agli imponenti, e certo immensi archetipi di Giove, Minerva, Apollo, Marte, Saturno, Nettuno, e alle classiche virtù femminili immortalate nelle leggende, si affiancano Collatina, Rusina, Iugatino, Segezia, Tutilina, Noduto, parte viva della quotidianità familiare, come i Lari e i Penati: custodi del “Nomen” e della identità, del ruolo che tale “Nomen” ha nella Comunità.

Al Senato erano ben noti i “Nomi” delle “Gens” Tullia, Iulia, Marcia, Pompeia, Sergia, ecc. In quelle Domus si generavano molti individui/e diversamente utili alla comunità. E, anche se non erano tutti/e “di primo letto”, comunque portavano quel “Nomen”, che era da solo un programma.

Forse l’Unico Dio ci ha reso un po’ più ipocriti?

Commiato finale: secondo tradizione. Aprile 753, tra Palatino e Aventino; duello mortale tra Romolo e Remo. Avesse vinto Remo, come si sarebbe chiamata la nuova città? “Remora”… che brutto nome…sa di inibito…squallido.

Allora, facciamo che vince Romolo: “Romula”… brutto pure questo, una cosettina, una cittadinella.

Idea (vincente) di Romolo…breve…secco…tosto…di buon augurio… “Roma”…da oltre 27 secoli. Direi che ci aveva preso!

Mario Lentano, I romani che non ti aspetti. Storie bizzare per menti curiose, Carocci, 2025, pp. 128, euro 15.00

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