Il piacere del testo “Un grande classico”
di Alfredo Imbellone

“Il piacere del testo” Rubrica a cura di Stefano Cazzato
Victor-Lucien Tapié (1900-1974), storico francese specializzato nell’Europa centrale e nella storia moderna, è una figura di spicco della storiografia del Novecento. Professore alla Sorbona e membro dell’Académie des sciences morales et politiques, Tapié ha dedicato la sua carriera allo studio delle dinamiche culturali e politiche dell’Europa tra XVI e XVIII secolo. La sua opera più celebre, Barocco e classicismo (1957), rappresenta una pietra miliare negli studi storico-artistici, offrendo una visione innovativa e interdisciplinare di due correnti fondamentali per la civiltà occidentale. Un’opera che, a circa ottant’anni dalla pubblicazione, continua a ispirare studiosi e appassionati.
Barocco e classicismo non è una semplice analisi stilistica, ma un’indagine approfondita sulle radici sociali, politiche e religiose di due fenomeni culturali spesso considerati antitetici. Tapié rifiuta una lettura dicotomica, mostrando invece come barocco e classicismo siano espressioni complementari di un’unica epoca, plasmate da contesti storici specifici.
L’opera si apre con una riflessione metodologica: Tapié chiarisce che il suo obiettivo non è fornire un catalogo esaustivo di opere d’arte, ma “illuminare un aspetto della civiltà moderna”. La sua analisi si basa su un approccio interdisciplinare, che lega l’evoluzione artistica alle trasformazioni socio-economiche, al potere delle istituzioni e alle spiritualità dominanti.
Il barocco, per Tapié, nasce a Roma nel Seicento come strumento della Controriforma cattolica. La città papale, descritta come “Roma triumphans”, diventa un laboratorio di sperimentazione artistica, dove Bernini e Borromini creano opere che uniscono teatralità, movimento e coinvolgimento emotivo. Questo stile, caratterizzato dall’esuberanza e dalla ricerca dell’effetto spettacolare, si diffonde in Europa seguendo le rotte del cattolicesimo tridentino e del potere asburgico.
Tapié esplora le varianti regionali del barocco: In Francia, il barocco convive con il classicismo, adattandosi al razionalismo della corte di Luigi XIV; nell’Europa centrale (Praga, Vienna), diventa lo stile delle aristocrazie terriere e della riconquista cattolica; nelle colonie iberiche, assume forme ibride, mescolandosi con le tradizioni locali.
Contrapponendosi all’immagine del barocco come stile “irregolare”, Tapié mostra come il classicismo francese non sia una negazione del barocco, ma una sua rielaborazione in chiave razionale. Influenzato dal cartesianesimo e dal giansenismo, il classicismo incarna l’ideale di equilibrio promosso dall’Académie e dalla monarchia assoluta. Artisti come Poussin e architetti come Mansart rappresentano questa tendenza, che tuttavia non esclude contaminazioni barocche, come nelle feste di Versailles o nelle cerimonie funebri.
Uno dei meriti principali di Tapié è aver evidenziato l’interdipendenza tra barocco e classicismo. In Francia, ad esempio, il viaggio di Bernini a Parigi (1665) dimostra come le due correnti si influenzino reciprocamente, pur mantenendo identità distinte. Allo stesso modo, in Inghilterra, la cattedrale di Saint Paul di Christopher Wren fonde elementi gotici, rinascimentali e barocchi, sfidando ogni classificazione rigida.
Tapié combina rigore storiografico e vivacità narrativa. Le sue descrizioni di opere d’arte e architetture sono ricche di dettagli, frutto di un’osservazione diretta dei luoghi (come Praga e il Brasile). La prosa è chiara e coinvolgente, con un’attenzione costante al contesto umano e sociale.
L’opera ha suscitato dibattiti, in particolare per l’enfasi sul legame tra barocco e società rurale, talvolta considerato riduttivo e per la relativa marginalizzazione del classicismo “puro” (es. Poussin). Nonostante ciò, Barocco e classicismo rimane un testo fondamentale, premiato dall’Académie française e tradotto in più lingue.

Victor-Lucien Tapié, Barocco e classicismo, Studium, 2025, pp. 432, € 36
