La lettera

Caro direttore,
leggo sul magazine La Voce del Meridione, un acuto intervento dello scrittore Lucio Fiorillo.
Vorrei formulare una personale analisi da chi vive ormai da 25 anni lontano dal suo paese natio, ma che tiene sempre nel suo cuore.
Leggere queste righe su Sapri suscita inevitabilmente riflessioni.
È vero: ogni città, ogni comunità, ha luci e ombre. Criticare può essere un atto di amore, quando nasce dal desiderio di migliorare. Tuttavia, mi permetto di aggiungere un punto di vista che, senza negare le criticità espresse, vuole offrire uno sguardo più equilibrato.
Sapri non sarà il posto più bello del mondo, ma forse nessun luogo lo è davvero, se osservato solo attraverso le lenti del disincanto.
Eppure Sapri ha identità, storia, potenzialità.
È abitata da persone che ci vivono con passione, che ogni giorno fanno scelte, magari silenziose, ma concrete per tenerla viva.
Anche solo restare, oggi, è un atto di coraggio.
Il tema del non luogo –soprattutto se riferito a spazi pubblici come piazza Regina Elena– è delicato.
Le piazze non sono solo architettura, ma relazioni. E se qualcosa manca, se un luogo sembra perdere significato, la risposta non può essere solo la rassegnazione o la polemica. Forse è il momento di rianimare quegli spazi, restituendo loro funzione, socialità, cultura.
Non con grandi proclami, ma con piccoli gesti quotidiani.
Sì, cercare parcheggio può essere una fatica, così come gestire il tempo in una realtà di provincia può sembrare una corsa a vuoto. Ma dietro quell’apparente immobilismo c’è anche il tempo per incontrarsi, parlarsi, costruire.
Raccogliamo dunque le provocazioni di questo articolo, ma proviamo a trasformarle in occasione. In dialogo. In proposta.
Perché, alla fine, Sapri può ancora essere non solo un luogo, ma un bel posto dove vivere, se ci crediamo tutti un po’ di più.
Con stima e gratitudine
Mariano Scanniello
Thiene (VI)
