Antonio Balbi da Roccagloriosa: “Cristo è Pop?”

Intervista esclusiva di Francesco Sampogna
«Fermarsi non significa smettere, ma ascoltare», dice Antonio Balbi da Roccagloriosa. L’artista cilentano, ormai figura internazionale dell’arte contemporanea, si racconta in esclusiva prima della sua nuova partecipazione alla Buchmesse Frankfurt 2025 con il provocatorio volume “Christus ist Pop?”. Un dialogo intenso, tra simboli, fede, colore e visione.
Antonio Balbi, perché ti firmi “da Roccagloriosa”?
È la mia radice. “da Roccagloriosa” non è un vezzo, ma un segno di appartenenza. Come Leonardo da Vinci, porto con me il nome del luogo che mi ha generato: la luce e i colori del Cilento, la pietra, il silenzio e i racconti dei miei antenati. È la mia identità spirituale e artistica.

Dall’informale alla Pop-Art: una svolta coraggiosa. Perché?
L’informale mi ha dato libertà, la Pop-Art mi ha dato voce. Volevo parlare la lingua del mondo contemporaneo senza tradire la mia spiritualità. Così è nata la mia “Pop-Art teologica”: il sacro che dialoga con il pop, senza mai diventare profano. Gli esperti d’arte, critici, direttori di musei e collezionisti stanno apprezzando il mio lavoro, definito Protocollo Balbista.
Il “Cristo senza Croce” è ormai iconico. Com’è nato?
La notte del terremoto che colpì l’Aquila il 9 aprile 2009 stavo lavorando ai disegni preparatori per una Via Crucis in chiave Pop-Art.
Nelle 14 tele, la Croce insieme al Cristo era tra i protagonisti della scena. Da lì è nata la riflessione: “Casa uguale Croce”.
Spogliare il Cristo dalla Croce nasceva dal pensiero che il terremoto aveva causato la perdita della casa ai sopravvissuti. Il mio Cristo senza Croce non è un Cristo del dolore, ma della libertà: l’uomo che si libera dal peso quotidiano della croce, pronto a ricominciare una, cento volte ancora.

E da dove nasce la dichiarazione “Cristo è Pop”?
Cristo è l’icona più pop della storia. È universale, riconosciuto, presente in ogni cultura. Dire “Cristo è Pop” significa restituirgli la sua forza comunicativa, senza banalizzarlo. È l’arte che dialoga con la fede, senza paura della contemporaneità.
Fu proprio Sua Santità Papa Francesco, durante l’udienza del 28 febbraio 2024, a confermarmi che non vi è figura più Pop di Cristo.
Alla Buchmesse di Francoforte sei ormai di casa. Quante edizioni?
Questa sarà la quarta. Francoforte è la mia seconda casa intellettuale, il luogo dove l’arte incontra la parola. Quest’anno presenterò “Christus ist Pop?”, un saggio visivo e filosofico sul rapporto tra icona e identità. Il punto interrogativo è fondamentale: è provocazione e invita a riflettere.
Oltre ai Pesci, Cristo e Polyphemo, quali sono le tue serie più note?
Ho realizzato altre serie come La Casa del Sole, Mastro 30 con la chitarra in mano, Sirene & Tritoni, Le Maschere, Le Isole di Ikitiki, Briganti, Principesse & Regine, le varie declinazioni di Polyphemo, e la serie Cuore e Matrioska.
In ciascuna indago la luce come linguaggio spirituale e visivo. Le mie serie sono come figli: c’è chi cresce più rapidamente, chi resta un po’ indietro, ma li amo tutti in modi diversi. Proprio queste opere mi hanno permesso di affinare e perfezionare nel tempo la mia ricerca stilistica.

Le tue opere sono state apprezzate da molti leader mondiali. Chi altri, oltre ai Pontefici e ai Capi di Stato italiani?*
Ho avuto l’onore di vedere le mie opere nelle collezioni del Vaticano e di farne dono a Papa Benedetto XVI, Papa Francesco e Papa Leone XIV.
Oltre a loro, anche vari leader politici europei hanno apprezzato i miei lavori. Ma la gratificazione più grande resta lo sguardo di chi si emoziona davanti a una mia tela: l’arte deve toccare tutti, non solo chi ha potere.
In quanti musei sono oggi presenti le tue opere?
Ho inviato i miei lavori ai direttori dei più prestigiosi musei in Europa, Stati Uniti e Asia: dalla Galleria Nazionale di Berlino al MAC di Madrid, fino al Museo di Arte Contemporanea di Seoul.
Non tutti hanno ancora esposto le opere, ma quasi tutti hanno inviato messaggi di ringraziamento e richieste di ulteriore materiale. Ogni esposizione è una tappa di un viaggio interiore, non solo professionale.
Sei l’unico artista a utilizzare il protocollo 3D ChromaDepth. Ci spieghi?
È una tecnologia che sfrutta il colore per generare profondità visiva. L’ho trasformata in linguaggio artistico: così è nato il Balbismo, dove lo spettatore diventa parte dell’opera, immerso nel colore. È un’arte percettiva, esperienziale, viva.
Bisogna viverla in prima persona per dire “Whao”.
Cos’è esattamente il Balbismo?
È una nuova estetica della luce. Pittura e percezione si fondono: l’immagine diventa relazione. Il Balbismo non impone una visione, la offre. È un atto d’amore tra l’opera e chi la osserva.

Hai portato i tuoi foulard di Polyphemo anche sulle passerelle.
Sì, a Milano e a Cannes. Con Polyphemo Couture ho voluto unire arte e moda. Ogni foulard è una tela da indossare, un racconto visivo. Il ciclope si trasforma in un’icona pop: guarda con un solo occhio ma vede oltre.

Parliamo delle Biennali
Ho partecipato a numerose Biennali prestigiose, ricevendo riconoscimenti importanti per innovazione e cifra stilistica. Ogni Biennale è un dialogo con il mondo: l’arte non deve chiudersi nelle gallerie, ma vivere tra la gente.
Quanti premi hai ricevuto finora?
Molti, in Italia e all’estero. Ma ogni premio è solo una tappa, non un punto d’arrivo. Il vero riconoscimento è la coerenza con se stessi.

Il 15 ottobre presenterai “Christus ist Pop?” alla Buchmesse Frankfurt 2025. Cosa puoi anticiparci?
È una riflessione sull’iconografia del sacro nell’era digitale. Christus ist Pop? mette in discussione il confine tra devozione e comunicazione. È un libro per chi ama pensare con gli occhi.
Sappiamo che presto incontrerai Papa Leone XIV. Hai già preparato un’opera per lui?
Sì, sto realizzando un Cristo della Luce: un Cristo senza croce, ma avvolto da un’esplosione luminosa. È un simbolo di pace e rinascita. Un dono per un Pontefice che vuole riportare la luce nel dialogo tra fede e arte.
Con la sua poetica della luce e la visione teologica del pop, Antonio Balbi da Roccagloriosa ridefinisce il linguaggio dell’arte contemporanea.
Tra colore e silenzio, sacro e sensuale, la sua voce rimane una delle più originali e visionarie del nostro tempo.
Prossimo appuntamento: 15 ottobre 2025 Buchmesse Frankfurt. Anteprima mondiale del volume “Christus ist Pop?”- Edizioni Ponte sul Meno
