“Chi ha governato il Comune di SAPRI? Nessuno lo sa…”

**ANGELO GENTILE*
La segreteria dell’ente dichiara di non poter indicare i nomi dei sindaci che si sono succeduti dal 1946 a oggi. Poco più di dieci primi cittadini, eppure “irreperibili” sotto una coltre di oblio. Una lacuna che inquieta e pone sinistri interrogativi.
In un Paese in cui ogni Comune è custode della propria storia amministrativa, c’è un Comune del Cilento che –a quanto pare – ha smarrito la memoria. E non si tratta di un dettaglio trascurabile: il Comune, interpellato formalmente per conoscere i nomi dei sindaci che si sono avvicendati alla guida dell’ente dalla nascita della Repubblica a oggi (poco più di dieci, secondo fonti ufficiose), ha risposto negativamente.
La motivazione lascia interdetti: “Il Comune non dispone di documenti contenenti le informazioni richieste. Il documento deve essere formato – si legge – e ciò comporterebbe il reperimento, la consultazione e l’elaborazione di un ingente quantitativo di documenti anche storici, difficilmente reperibili”.
In sintesi: il Comune non sa – e non può sapere – chi lo ha governato.
Il tutto, nonostante siano trascorsi 24 giorni dalla richiesta. Tempi più che congrui, in teoria, per consultare archivi che, in qualunque amministrazione ordinata, dovrebbero essere custoditi con cura e accessibili in pochi clic. Ma qui no.
“Tale attività – conclude l’ente – risulterebbe eccessivamente onerosa per la struttura organizzativa”. La domanda sorge spontanea: come può un Comune non essere in grado di certificare il nome neppure dell’ultimo sindaco in carica?
E che ne è stato dei registri istituzionali, dei deliberati, dei verbali consiliari, delle nomine prefettizie? Non parliamo di scavi archeologici tra i papiri egizi, ma di atti pubblici, prodotti in tempi relativamente recenti, molti dei quali digitalizzati per legge o comunque obbligatoriamente archiviati.
L’assenza di memoria amministrativa è un grave vulnus democratico. Non è solo una questione di trasparenza, ma di legalità, di identità, di rispetto per la storia di una comunità.
Se il Comune non è in grado di ricostruire la propria linea amministrativa, come può garantire oggi la gestione corretta degli atti, il rispetto delle continuità di governo, o l’attribuzione di responsabilità passate?
Un paradosso burocratico che sa di disfatta istituzionale. In un’epoca di digitalizzazione e open data, in cui ogni cittadino dovrebbe poter conoscere con facilità chi ha amministrato il proprio territorio, qui si alza il muro di un diniego che suona più come un’ammissione di disordine cronico. E a pagarne il prezzo non è solo la verità storica, ma anche la credibilità dell’ente.
I cittadini hanno diritto di sapere. E chi governa ha il dovere di custodire, e onorare, la memoria istituzionale di cui è il temporaneo depositario.
**già Responsabile Ufficio Elettorale Comune di Sapri*
