13 Luglio 2026

Il gigante immobile e i piccoli che corrono 

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Il gigante immobile e i piccoli che corrono 

ANGELO GENTILE

C’è un Comune che sembra convinto che “cambiare tutto per non cambiare niente” sia una forma di virtù civica. 

Tavoli pieni di buone intenzioni, parole misurate per non scontentare nessuno e una rassicurante certezza di fondo: “migliore di noi non c’è nessuno”. 

Una frase che, ripetuta come un mantra, finisce per diventare l’alibi perfetto per non cambiare nulla.

Questa fedeltà ostinata alle abitudini –soprattutto a quelle meno felici– appare quasi come una bandiera: stessi errori, stessi ritardi, stesse sagre, stessi eventi, stesse procedure che si tramandano come se fossero tradizione sacra o patrimonio dell’umanità, quando in realtà sono soltanto consuetudine. Sicura e confortevole, certo, perché permette il controllo su tutto. 

Nel timore di rompere equilibri o turbare sodali e vecchie conoscenze, si sceglie di non scegliere. 

Il risultato? Un lento ma costante ripiegamento su sé stesso, in cui il passato diventa un rifugio confortevole e il futuro un fastidio da rimandare pur di evitare qualsiasi messa in discussione.

Eppure basta spostarsi di pochi chilometri per assistere a una scena diversa. 

I piccoli Comuni dei dintorni – quelli che contano soltanto qualche migliaio di abitanti e spesso dispongono di minori risorse– hanno saputo scoprire il gusto della sperimentazione: iniziative culturali inedite, progetti di sostenibilità, manifestazioni artistiche e ambientali che attirano visitatori e curiosità. Qui la scarsità è diventata stimolo a mettersi in gioco e la dimensione ridotta un’occasione per essere più agili, ascoltare tutti i cittadini e provare senza il terrore di sbagliare.

Il paradosso è evidente: mentre il Comune grande si arrocca dietro l’orgoglio di una presunta superiorità, i paesi limitrofi lo superano in creatività e capacità di rinnovarsi. 

Lì, dove le strade sono più corte e i palazzi meno imponenti, l’energia del cambiamento ha trovato terreno fertile, facendo emergere professionalità eccellenti in molti campi, all’avanguardia anche dei nuovi target turistici.

Se questo gigante addormentato non scuoterà la propria pigrizia mettendosi finalmente in discussione, rischia di ritrovarsi non solo isolato ma anche irrilevante. Perché la vitalità non è questione di supponenza, di dimensioni o di storia: è un atteggiamento. E i piccoli, con il coraggio delle idee, lo hanno già capito da tempo, proseguendo liberi per la loro strada senza alcun timore reverenziale.

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