Il Piacere del testo “Alberto Manzi: l’umanesimo in azione”
di Alfredo Imbellone

“Il piacere del testo” rubrica a cura di Stefano Cazzato
Patrizia D’Antonio, con il saggio “Ogni altro sono io”, Alberto Manzi: maestro e scrittore umanista (Castelvecchi, 2024) ci offre un’opera che esamina l’eredità culturale, pedagogica e letteraria di Alberto Manzi. Questo libro, derivato da una tesi di dottorato europeo sostenuta a Digione nel 2019, non si limita a ripercorrere le tappe della vita del celebre maestro e scrittore, ma si propone come una analisi delle idee e dell’impegno di Alberto Manzi.
La missione dichiarata di D’Antonio è colmare il vuoto di studi critici sulla figura di Manzi, troppo spesso ricordato esclusivamente per il suo contributo televisivo nella lotta all’analfabetismo, ma meno noto come narratore, intellettuale engagé e innovatore pedagogico. Attraverso un racconto articolato e un’analisi critica documentata, l’autrice ci consegna un ritratto sfaccettato.
Il cuore del libro è l’interpretazione dell’opera di Manzi attraverso la lente dell’umanesimo. Secondo D’Antonio, l’intera esistenza e produzione dell’autore si radicano in una visione umanistica che esalta la dignità, le potenzialità e la centralità dell’essere umano. L’umanesimo di Manzi non è una teoria astratta, ma un principio vissuto con coerenza, declinato in ogni sua attività: dall’insegnamento alle opere letterarie, fino all’impegno sociale e politico. Questo approccio emerge nella fiducia che Manzi ripone nella capacità degli uomini di migliorare il mondo attraverso la conoscenza, l’educazione e la solidarietà.
Manzi non era un uomo che accettasse passivamente le ingiustizie. Al contrario, il suo umanesimo era profondamente rivoluzionario: non solo si opponeva a ogni forma di oppressione, ma cercava anche di costruire alternative concrete. La frase che dà il titolo al libro, “Ogni altro sono io”, rappresenta questo imperativo etico: riconoscere negli altri la stessa dignità e umanità che si desidera per sé stessi. È un messaggio che attraversa tutta l’opera e la vita di Manzi, rendendolo un esempio di etica applicata.
Patrizia D’Antonio dedica ampio spazio al progetto educativo di Manzi, che si fondava sull’obiettivo di “educare a pensare”. Questo ideale pedagogico si opponeva frontalmente ai modelli scolastici rigidi e burocratici del suo tempo. Manzi credeva che l’educazione non dovesse limitarsi a trasmettere nozioni, ma dovesse invece formare cittadini consapevoli, critici e attivi. La sua pedagogia era centrata sullo sviluppo della coscienza individuale e collettiva, indispensabile per affrontare le sfide della società.
Un episodio emblematico, descritto nel libro, è la sua battaglia contro il sistema di valutazione scolastica imposto dal ministero dell’Istruzione. Manzi si rifiutava di compilare schede di valutazione che giudicassero gli alunni in modo definitivo, sostenendo che “i bambini cambiano, ma i giudizi restano”. Il suo gesto simbolico, il celebre timbro con la scritta “Fa quel che può, quel che non può, non fa”, rappresenta il rifiuto di un sistema educativo che etichetta e limita, invece di valorizzare il potenziale di ciascun alunno.
Manzi ha portato avanti questa filosofia anche attraverso la trasmissione televisiva Non è mai troppo tardi, ciò per cui Manzi è sicuramente più famoso, un programma rivoluzionario che ha permesso a oltre un milione di italiani analfabeti di conseguire la licenza elementare. D’Antonio sottolinea come questa esperienza televisiva sia stata un esempio di pedagogia applicata su vasta scala, capace di unire rigore didattico e coinvolgimento emotivo, dimostrando che l’educazione è un diritto universale.
Il libro esplora con attenzione l’opera letteraria di Manzi, che D’Antonio considera una componente essenziale del suo progetto educativo. Contrariamente alla tradizione della letteratura per ragazzi dell’epoca, Manzi rifiutava i finali consolatori e le narrazioni moralistiche. Nei suoi romanzi, come Orzowei o La luna nelle baracche, i protagonisti affrontano spesso destini tragici. Questo approccio non è pensato per traumatizzare i giovani lettori, ma per spingerli a riflettere sulle questioni più profonde dell’esistenza: il sacrificio, la giustizia, l’intolleranza e la solidarietà.
D’Antonio evidenzia come Manzi fosse un maestro nello stimolare l’empatia attraverso la narrazione. I suoi libri permettono ai lettori di identificarsi con i protagonisti e di vivere esperienze trasformative, che non si limitano a suscitare emozioni, ma incoraggiano un cambiamento cognitivo e morale. Questo equilibrio tra arte e didattica fa dei romanzi di Manzi opere senza tempo, capaci di affascinare e ispirare anche i lettori contemporanei.
Una delle sezioni del libro è dedicata al lavoro di Manzi in America Latina, dove ha trascorso oltre vent’anni della sua vita estiva alfabetizzando le popolazioni indigene dell’Amazzonia e delle Ande. Questo impegno, spesso svolto in condizioni di estrema difficoltà e pericolo, rappresenta una delle testimonianze più forti della sua visione umanista. Manzi vedeva nell’alfabetizzazione non solo uno strumento educativo, ma un mezzo di emancipazione sociale, capace di dare voce a chi era stato sistematicamente marginalizzato.
Nei suoi romanzi sudamericani, come El Loco ed E venne il sabato, Manzi trasforma queste esperienze in racconti universali, utilizzando ambientazioni esotiche per suscitare nei lettori un senso di spaesamento e curiosità. D’Antonio interpreta questa scelta come un modo per stimolare una riflessione critica sui temi del colonialismo, dello sfruttamento e dell’ingiustizia sociale.
Il libro si conclude con una riflessione sull’eredità di Manzi, che rimane attuale nonostante il passare del tempo. D’Antonio sottolinea come il suo messaggio di speranza, solidarietà e impegno civile sia più che mai necessario in un mondo segnato da nuove forme di disuguaglianza e povertà educativa. Attraverso la sua analisi, l’autrice ci invita a riscoprire non solo l’opera di Manzi, ma anche il suo esempio di vita, che continua a ispirare educatori, scrittori e cittadini impegnati.
Con Ogni altro sono io, Patrizia D’Antonio realizza un’opera che è al tempo stesso un omaggio e una analisi critica. Il libro riesce a restituire la complessità di Alberto Manzi, un uomo che ha saputo unire azione e pensiero, impegno e creatività, in una sintesi rara e preziosa.

Patrizia D’Antonio, «Ogni altro sono io». Alberto Manzi: maestro e scrittore umanista – Castelvecchi, 2024, pp. 174, € 20,00
