Il Paradosso Lucano: Un Mare di Petrolio, un Deserto di Opportunità
Dati alla mano, come la Basilicata, potenziale “Svizzera d’Italia”, è diventata la regione che ha svenduto il suo oro nero

Sant’ Angelo le Fratte lì 1 Settembre 2025
C’è un paradosso che grava sulla Basilicata, amaro e stridente come il vento che soffia sui suoi giacimenti. Questa terra, che siede sulla più grande riserva petrolifera onshore d’Europa (oltre il 75% del totale nazionale), avrebbe potuto essere una delle regioni più ricche del continente. Invece, i dati ISTAT e Svimez la dipingono come una regione in lotta contro lo spopolamento, la povertà e un’infrastrutturazione degna del secolo scorso. Come è stato possibile?
L’ex sindaco di Sant’Angelo le Fratte, Michele Laurino, in una nota sua nota stampa, indirizzata principalmente ai sindacati dell’area interna del parco del petrolio della Basilicata, ha fatto uan dettagliata fotografia di ciò che è la Basilicata.


La Ricchezza Sotterrata: Un Potenziale Inespresso.
Il petrolio in Basilicata non è poca cosa. Stiamo parlando di una produzione che, ai suoi picchi nella sola Val d’Agri, superava gli 80.000 barili al giorno, alimentando non solo le raffinerie, ma anche i sogni di un riscatto per una regione storicamente povera. Si sognava una “Svizzera italiana”, un modello di sviluppo basato sulla ricchezza energetica da reinvestire in servizi, welfare e infrastrutture.
Il Grande Furto: Le Royalty da Fame.
Il nodo cruciale di tutto è qui: il sistema delle royalty. La Basilicata, per una legge nazionale miope e per contratti negoziati in modo penalizzante, riceve una percentuale irrisoria sulla ricchezza estratta.
Il dato che condanna tutto: la Basilicata incassa solo l’1,6% del valore del petrolio estratto. Una cifra vergognosamente bassa se paragonata alle percentuali di altri paesi produttori.
Per fare un paragone emblematico, la sola regione Alberta in Canada ha un sistema fiscale che le permette di trattenere oltre il 40% del valore delle risorse.
Questo significa che per decine di anni, miliardi di euro di valore sono fluiti verso le casse delle multinazionali e dello Stato centrale, lasciando alla fonte, alla Basilicata, le briciole. È stato un vero e proprio saccheggio legalizzato.

Le Conseguenze: Dalla “Svizzera” alla Povertà.
I numeri sulla situazione odierna della regione dimostrano il fallimento di questo modello:
- Spopolamento: I dati ISTAT sono impietosi: la Basilicata ha perso oltre 30.000 residenti tra il 2014 e il 2023, detenendo il triste primato italiano di più alta percentuale di spopolamento. I giovani, non vedendo futuro, se ne vanno. Interi paesi rischiano di scomparire.
- Povertà: Nonostante il petrolio, il reddito pro capite lucano è tra i più bassi d’Italia, stabilmente davanti solo a Calabria e Campania nelle classifiche della ricchezza familiare (Banca d’Italia).
- Infrastrutture Vergognose: La viabilità è un disastro. L’emblema è la SS 598 “Fondo Valle d’Agri”, un’opera cruciale ancora oggi un cantiere infinito dopo decenni. I paesi della “oil valley” sono isolati, come se il petrolio passasse in un tunnel sotterraneo senza toccare la superficie. Non sono stati finanziati ospedali all’avanguardia o università di ricerca. Nulla.
Conclusione: Un Tradimento Storico
La domanda sorge spontanea: cosa ha lasciato, in concreto, tutto questo petrolio? Molti danni ambientali (o almeno il perpetuo timore di essi), paesaggi deturpati dai pozzi e un senso di profonda delusione.
La storia petrolifera della Basilicata è la storia di un’occasione mancata colossale, di un tradimento dello sviluppo. È la prova che possedere una risorsa preziosa non basta, se mancano la lungimiranza della politica nazionale, la forza contrattuale di quella regionale e un progetto serio per il futuro. I numeri parlano chiaro: la Basilicata non è diventata la Svizzera del Sud. È rimasta, suo malgrado, l’esempio di come si può essere poveri stando seduti su una montagna d’oro.

