21 Luglio 2026

Michela De Gennaro, Ospedale di Agropoli  Pronto Soccorso

0
Michela De Gennaro, Ospedale di Agropoli  Pronto Soccorso

di Giovanni Farzati

La De Gennaro, ha ricostruito questo consiglio comunale,  sulla sua Facebook parole, in fondo anche l’informazione tutta, dalle sue pagine e parole… sia stanca di questa telenovela che parte dal 12 agosto 1982 … ma…

Michela De Gennaro, Ospedale di Agropoli  Pronto Soccorso, gran polverone di parole, c’è ancora molta strada da fare.

Chiarezza dove sei?
Apprezzo l’impegno di tutti ma davvero non so quanti possano ritenersi soddisfatti di ciò che ha prodotto il Consiglio comunale di oggi.
Anzitutto  mancava una definizione condivisa di “pronto soccorso”.

Per il direttore generale era un luogo in cui allocare almeno 5 medici specializzati in emergenza.
Nessuno gli ha chiesto se, dopo sette bandi deserti, li avesse comunque reperiti, cosa avrebbero dovuto fare questi esperti professionisti in un luogo senza sale operatorie attive, con un cardiologo a  mezzo servizio (6 ore al giorno),  senza un ortopedico, un reparto di rianimazione e traumatologia.

Si è parlato per ore di bandi deserti e medici mancanti senza precisare che il pronto soccorso è il coronamento di un ospedale attrezzato, quello che la città di Agropoli aveva.

Un luogo con macchinari e personale sanitario, con ambulanze, reparti  attivi, dove se arrivi a seguito di un incidente, il pronto soccorso ti accoglie e poi ti manda in reparto.

Questa cosa qua non la decide il dott. Sosto, un tecnico che può allocare risorse umane e materiali in bilanci già approvati.

È la politica a decidere, quella che l’ospedale l’ha chiuso e ha tagliato fuori dalla rete dell’emergenza Agropoli.

È la politica che sceglie dove mettere i soldi, quali territori privilegiare e quali privati finanziare.
È quella politica ottusa che, presa dalle convenienze di parte, perde di vista la sua ragion d’essere: il bene comune.
E qualcuno stasera lo ha almeno ammesso.

Non so se il comitato/comitati in rappresentanza del popolo si sia dato degli obiettivi minimi da raggiungere stasera e se ritenga di averli raggiunti. Ciò che è evidente è che deve fare ancora molta strada per strutturarsi ed esprimere una reale capacità di rappresentanza. Spero che chi, al suo interno, abbia una qualche esperienza organizzativa dia un apporto importante in tal senso.

Non condivido la proposta (credo per definizione impraticabile) di mettere nei pronto soccorso giovani medici laureati.
So cosa significa perché ne incontrai uno, in piena notte, quando portai mia figlia, piegata in due dal dolore, allo PSAUT di Agropoli, quel medico mi offrì il nulla, facendomi perdere tempo prezioso, e fui io a decidere di correre, con la mia auto, al pronto soccorso di Vallo dove, due ore dopo, la ragazza entrava in sala operatoria.
Quindi stiamo molto attenti a quello che si propone.

E poi i medici, quelle mosche bianche frutto di una scellerata politica di accesso alla facoltà di medicina che persiste  con la riforma attuale.
Quelli che scappano dai pronti soccorso e dalle sale operatorie per i turni massacranti, quei professionisti a partita IVA che nulla hanno a che vedere con i medici di venti anni orsono del fu Servizio Sanitario Nazionale.  Ne conosco di bravissimi, molto umani e generosi ma loro stessi stanchi e nauseati dal “sistema” in cui sono inseriti.

E allora è tanto difficile ottenere ciò che si vuole ottenere. Ci vogliono idee chiarissime e interlocutori capaci di decidere e di tenere fede alle decisioni assunte.
La mia ammirazione a chi prova ad impegnarsi con competenza ma la strada è ancora lunga.
Qualcuno potrà dirmi: tu parli ma cosa fai?

Un contributo sono pronta a darlo anch’io ma non così.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *