18 Luglio 2026

Benevento,valorizzare le potenzialità locali,l’appello al Governo e al Parlamento dei Vescovi italiani sulle aree interne

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Benevento,valorizzare le potenzialità locali,l'appello al Governo e al Parlamento dei Vescovi italiani sulle aree interne

di Pietro Cusati detto Pierino

Siamo alle prese con nuove solitudini e dolorosi abbandoni,sostenere le comunità locali con politiche coraggiose, una lettera sottoscritta da 139 cardinali e vescovi inviata al  governo e al Parlamento a non rassegnarsi allo spopolamento dei piccoli comuni , ma a valorizzarne le potenzialità con politiche coraggiose e durature. Promuovere speranza, resilienza e coesione sociale attraverso l’impegno condiviso di istituzioni e comunità.  Il messaggio  e i valori elencati nella lettera  inviata al governo e al Parlamento,  al termine del convegno di Benevento sulle aree interne d’Italia. Il congresso si è concluso con le parole del presidente della Cei, cardinale Matteo Maria Zuppi, e un messaggio dell’arcivescovo di Benevento, monsignor Felice Accrocca.  La lettera  è un contributo che offrono  al governo e al Parlamento, perché  non dobbiamo rassegnarci a sancire la morte di una parte significativa della nazione. Ne sortirebbe un danno per tutti. Noi crediamo che, accanto alle criticità, che pure ci sono, le aree interne possono vantare grosse potenzialità, che devono però essere valorizzate in un progetto organico. Una sfida che la politica deve saper cogliere se non vuole assistere al proprio fallimento.  Il documento si apre con una constatazione : «Nella difficile fase in cui siamo immersi è indubbio che nel Paese si stia allargando la forbice delle disuguaglianze e dei divari, mentre le differenze non riescono a diventare risorse, tanto da lasciare le società locali,e in particolare i piccoli centri periferici .I Vescovi italiani  contestano la prospettiva delineata dal Piano strategico nazionale delle aree interne, che arriva a descrivere lo spopolamento come un processo ormai irreversibile, da accompagnare più che da contrastare. Una visione che nel documento viene definita «un invito a mettersi al servizio di un suicidio assistito di questi territori», quasi a sancire la fine delle comunità locali invece che sostenerne la rinascita.  «Chiediamo che venga esplorata con realismo e senso del bene comune ogni ipotesi d’invertire l’attuale narrazione delle aree interne, sollecitando politiche non rassegnate ma coraggiose, capaci di ridurre le distanze e di restituire voce e futuro alle comunità». Il documento  offre proposte concrete: «Si favoriscano esperienze di rigenerazione coerenti con le originalità locali e in grado di rilanciare l’identità rispetto alla frammentazione sociale; s’incoraggi il controesodo con incentivi economici e riduzione delle imposte, soluzioni di smart working e co-working, innovazione agricola, turismo sostenibile, valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, piani specifici di trasporto, recupero dei borghi abbandonati, co-housing, estensione della banda larga, servizi sanitari di comunità e telemedicina».Viene ricordato che la comunità ecclesiale resta uno dei pochi presìdi capillari rimasti in queste zone,le parrocchie, Caritas e associazioni sono quotidianamente impegnate nell’accompagnare le persone e nel promuovere coesione sociale. Come vescovi non possiamo e non vogliamo rassegnarci alla prospettiva adombrata dal Piano strategico. «Ci auguriamo che queste nostre riflessioni, frutto di esperienze maturate sul campo, siano fatte oggetto di attenta riflessione da parte del governo e del Parlamento. Per questo, saremmo lieti di poter esporle in un dialogo sereno e costruttivo, qualora ciò si ritenesse opportuno». 

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