19 Luglio 2026
Padula va al mare Quando l’autobus c’è, ma l’accoglienza no

Quando l’autobus c’è, ma l’accoglienza no

ANGELO GENTILE

Questa è una di quelle storie estive 2025 che sembrano uscite da una commedia all’italiana.

La notizia è di quelle che dovrebbero far scattare brindisi, abbracci istituzionali, selfie con fasce tricolori e piatti di frittura mista in riva al mare. Il Comune di Padula ha istituito, grazie alla disponibilità delle autolinee Tardugno, una nuova linea estiva verso il mare! Destinazione: il sempre ameno Golfo di Policastro, Sapri. 

Due corse di andata e due di ritorno. 

Il che, per chi conosce la geografia dei trasporti cilentani, è quasi un miracolo degno di attenzione e da non farsi sfuggire alle istituzioni che si interessano di turismo come servizio.

Padula, patria della famosa Certosa, ha ascoltato i suoi cittadini, evidentemente stremati dalla calura estiva dei “39 gradi”, e ha detto: “Ci siamo impegnati con la società di trasporti per avere due corse in più per farvi raggiungere il mare!”

E qui arriva il colpo di scena: Sapri e dintorni manco se ne accorgono.

Avete presente quelle località turistiche che di solito fanno a gara per attirare gente, farsi vedere, organizzare accoglienze degne di un G7 con tanto di parcheggi riservati e guide multilingue, sconti su negozi o gadget? Ecco. Non è questo il caso.

Nessun comitato di accoglienza, nessuna sinergia, nessuna condivisione social con tanto di hashtag tipo BenvenutiPadulesi o CertosaOnTheBeach. Silenzio. Il silenzio di un Città a vocazione turistica che è troppo impegnata a guardare le storie Instagram per capire dove tira il vento.

Eppure l’occasione era ghiotta: un flusso regolare di padulesi (e chi sa quanti potenziali turisti dai tour spirituali della Certosa) che potevano finalmente unire la cultura monastica all’abbronzatura da spiaggia libera. 

Una combo vincente: visita guidata la mattina, bagno a mezzogiorno, rientro col sale addosso. 

O viceversa turisti/vacanzieri stanchi delle assordanti spiagge alla ricerca di un po’ di raccoglimento e spiritualità rigenerante.

Ma niente. 

A Sapri si continua a pensare che il turismo sia solo quello del “mordi e fuggi”, del “panino, del panzerotto, del cuoppo”, ignorando che il vero valore sta nell’intrecciare esperienze, creare reti, fare sistema, aumentare il valore delle proprie unicità. 

Parole grosse… Ma anche solo dire “ciao, benvenuti” sarebbe stato già qualcosa.

C’è da chiedersi: la vocazione turistica dov’è finita? Dispersa tra un aperitivo con vista e un post su Facebook con il tramonto? Perché qui, a conti fatti, la sola vocazione che si percepisce è quella commerciale, del “facciamo cassa finché c’è gente, poi chi s’è visto s’è visto”.

Nel frattempo, i padulesi scendono al mare in punta di piedi, senza disturbare o pretendere attenzioni.

E quando torneranno, forse racconteranno di un mare bello, sì, ma tanta indifferenza e con un’accoglienza più fredda della granita alla menta.

E Sapri resterà sempre e soltanto il paese più popoloso dei piccoli comuni del Golfo.

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