Il viaggio dei miei sogni

di Giovanni Lovisi
Ci alziamo molto presto e facciamo una colazione veloce. Poi prendiamo la macchina per andare all’aeroporto. È autunno, sono le 6 del mattino in Brasile. La nebbia bianca del mattino copre silenziosamente le montagne, presentando uno scenario misterioso e inquietante. Durante il tragitto, mentre ammiro il paesaggio biancastro, mio padre guida l’auto e, con la nostalgia negli occhi, canta le vecchie canzoni napoletane. E così, a poco a poco, l’essenza del suo Paese penetra serenamente nel nostro essere. Appena arriviamo in aeroporto, ci sediamo nella zona d’imbarco davanti all’aereo Alitalia. Lì mio padre chiacchiera in dialetto lucano con tutti i paesani che lo circondano. Sento che la sua anima non è più presente, ma passeggia tra le verdi colline della Basilicata, piene di vigneti e ulivi. Poi saliamo a bordo dell’aereo. Ogni tanto guardo fuori dal finestrino e noto che più ci avviciniamo, più il cielo azzurro assomiglia all’Italia che immagino.

Dopo un volo di 14 ore, scorgiamo i primi rotoli d’erba alla periferia di Roma. Quando l’aereo atterra, ci dirigiamo subito verso il gate degli arrivi. Per la prima volta sono a Roma, la città eterna di Fellini. Poi andiamo alla stazione centrale per prendere il primo treno per Sapri. Alla stazione di quella città ci aspettano i nostri parenti. All’arrivo, abbiamo salutato tutti con un affetto profondo che la distanza e il tempo non potranno mai cancellare. In seguito prendiamo l’autobus per Casaletto Spartano, il paese natale di mio padre. Sulla strada, guardo i borghi che appaiono in cima alle colline. Penso che loro siano i testimoni dell’immortalità tessuta dalle mani del tempo. Quando arrivammo in città, entrammo nella vecchia casa di mio padre. Lì troviamo sua sorella davanti al camino del soggiorno. Nel momento in cui ci incontriamo, abbracciamo forte e, con la voce tremante per l’emozione, lei dice: “Assomigli a tuo nonno”.

Comunque, all’improvviso, sento una voce familiare. Un po’ assonnato, vedo l’immagine di mia madre che mi chiama per alzarmi e andare alla scuola elementare. Facendo fatica a svegliarmi, mi alzo dal letto e vado in bagno. Apro gli occhi, mi lavo il viso e torno in camera mia. Ma poi, comincio a sentire il mio corpo un po’ leggero, come una piuma soffiata dal vento. Inaspettatamente, in un’improvvisa perdita di coscienza, ritrovo mio padre nella sua vecchia casa di Casaletto. E così, come in un sonno profondo, le nostre anime rifiutano di separarsi e rimangono eternamente unite.
