14 Luglio 2024

Pensieri e parole …..da Medjugorie (5 parte)

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di Filomena Giudice

In albergo mi addormento in un sonno ristoratore, la mattina ci aspetta la parte piu difficile di tutto il viaggio.

Affronteremo il Cricevaz la montagna che ha sulla sua cima una croce bianca eretta negli anni 30, molto prima delle apparizioni. Lassù si staglia a contrasto con il blu del cielo perfettamente limpido.

La mattina un sole appena sorto ci saluta ed illumina la nostra compagnia che si prepara all’impresa.

Veniamo portati alla base del monte da un autobus , durante il percorso che ci porterà alla cima verrà recitata la via crucis. Stavolta mi sono armata di un bastone pieghevole che ho comprato per scalare questo monte mi preparo ad affrontare questa altra salita . Prima di cominciare questa impresa, dico scherzando che sarà prima ed anche l’ultima che la compio, dentro di me ho paura , non sono al massimo.

Mia sorella Giuliana e Katia decidono di affrontare questa salita a piedi scalzi. Ma non sono le sole , anche altri affrontano il Krizevacin queste condizioni.

Iniziamo il cammino con le prime stazioni che saranno recitate da ognuno di noi . Per le quattordici soste vi sono delle pietre che rappresentano le varie stazioni e ci si ferma per una breve meditazione e nello stesso tempo dia una piccola pausa dalla fatica che comunque ci vuole per affrontare la montagna .

Anche qui le persone che si apprestano a salire sono le più diverse per età ceti sociale e provenienza.

Vedo giovani attrezzati di tutto punto , anziani , bimbi . Ognuno affronta il percorso come crede .

Piccoli e grandi , vedo una madre sale con un bimbo attaccato alla sua mano ed un altro che porta sulle spalle , trattenuto da un fascia di tessuto dalla quale spuntano le piccole gambette .

Un cane di colore bianco ci farà compagnia per tutto il percorso, e farfalle variopinte ci fanno corona nella nostro cammino .

Rifletto come il cane sembra non fare fatica ed agevolmente sale , lui è di piccole dimensione , penso che per affrontare le difficoltà occorre farsi piccoli , magari anche le difficoltà si ridimensionano.

Il paesaggio diventa sempre più ampio man mano che si sale , ed effettivamente questa salita assomiglia alla vita di ognuno di noi . Questo perchè quando si ci ferma ad osservare il nostro ambiente , senza alzare lo sguardo oltre , non si riesce a capire il motivo di ostacoli e di difficoltà , invece proseguendo ed allargando lo sguardo si comprende che la strada per superarli si vede alzando il livello .

Ricordo un piccolo aneddoto di padre Tomaselli. Lui diceva di fare come il ragno quando arriva la scopa a spazzare le ragnatele, lui scappa verso l’alto per sfuggire alla pulizia.

Il percorso varia. Si alterna una a parte scoscesa, una parte più pianeggiante.

Poi vi sono massi incredibilmente grandi, quasi insormontabili, poi guardando il sentiero creato dai piedi che ci hanno preceduto, si trova la strada, e si supera anche questo.

Si individua il percorso fatto da altri passi che hanno appianato la terra e smussato gli angoli aguzzi delle pietre. Incredibile ma ci si riesce!

Come nella vita bisogna fare un passo alla volta, senza guardare indietro e poi meravigliarsi a volgere lo sguardo e chiedersi di quanta strada si è percorsa e meravigliarsi di come si è riusciti a compiere un cammino così difficile.

Io salgo appoggiandomi con la mano sinistra al bastone, mentre con la destra ho il mio compagno di viaggio, il cellulare per catturare tutte le immagini che accompagneranno il mio scritto.

Vorrei far vivere, in parte quello che sto vivendo io.

Si tratta di un viaggio che ci porta a confrontarci con le nostre difficoltà , quelle con le quali non vogliamo fare i conti, ma che dobbiamo comunque affrontare.

Nelle foto scorgo Antonietta, ”una giovane” di 80 anni che con il suo giubbino di colore rosa le punteggia con la sua presenza se ci riesce lei devo riuscirci anche io.

Non posso mollare, devo raggiungere la vetta!

La preghiera ci accompagna ed insieme alla fatica fatta ed al sudore che buttiamo fuori, la vetta si fa sempre più vicina.

Ho immaginato che non ci sarei mai riuscita ed ho pensato che non mi sono appoggiata con la mano destra perché ho lasciato libero il posto a “Qualcuno di invisibile“ che si è posto accanto a me e mi ha aiutato con la sua mano a raggiungere la vetta.

Il bianco della croce è abbagliante ed in sudore mi fa bruciare gli occhi, le ciglia non sono riuscite a preservarli dalla quantità di liquido salato che ha invaso il mio volto.

Li chiudo per asciugarmi e poi li riapro, il bianco della croce è luminoso, piccoli scalini mi separano ancora ed ecco sono arrivata!

Bevo dalla borraccia che mi sono portata e cerco un posto all’ombra per sedermi ad ammirare il panorama che si vede da qua!

A mio fianco vedo un ragazzo che si allaccia le scarpe e stranamente sulla manica della maglietta vedo impressa la stessa farfalla che abbiamo visto intorno a noi!

E qua compio un altro “furto”. Prendo le pietre che quassù hanno le punte aguzze e spuntano tra la terra di colore rosso, le voglio portare in ricordo, simboleggiano anche la fatica fatta per raggiungere la vetta.

Attendiamo un poco, ognuno ha cercato una pietra dove sedersi e riprendersi dall’impresa poi don Pasquale ci benedice con un crocifisso mentre ci disponiamo in fila per ricevere una ulteriore benedizione intonando un canto eucaristico!

Un momento speciale, tanto che anche altri pellegrini si associano a noi per avere questa benedizione.

Mi è stato detto che anche questo è un luogo benedetto che viene visitato dagli angeli durante le apparizioni ed immagino piccoli angioletti come bimbi che gioiosi fanno festa alla Vergine.

Qua tutto parla di Maria.

Siamo stanchi, ma ora tocca anche scendere, ma sembrerà strano, scendere è stato più difficile. Si decide di scendere per una altra strada più facile, perché ha meno pietre aguzze , ma comunque impegnativa! Durante la salita ho visto uomini che come “scimmie” salivano in modo elastico allargandosi sulle pietre per raggiungere un appiglio fatto di rami per proseguire verso l’alto ,mani e piedi nudi prensili si adattavano facilmente alle asperità della natura.

Un’altra stranezza, mentre si scende mi trovo ad aggrappare rami ed alberi ,anche loro resi dolci da mani ignote di persone che mi hanno preceduto.

Hanno reso più facile sia la salita che la discesa.

Non ho camminato da sola, in tanti mi hanno aiutato , tutti quelli che mi hanno preceduto.

Ho camminato sui loro passi ed toccato le loro mani. Sono 40 anni di cammino che hanno reso più semplice sia la salita che la discesa.

Come la nostra storia, non possiamo ignorarla, perché nel nostro passato alberga già il nostro futuro.

Facendo tesoro del cammino e delle esperienze fatti dai nostri progenitori possiamo trovare una indicazione per il nostro futuro. Stremati e felici giungiamo in albergo dove ci rifocilliamo in tutti i sensi.

Nel pomeriggio abbiamo appuntamento con suor Cornelia per una testimonianza.

Suor Cornelia che cura bimbi e persone anziane in un istituto che viene tenuto in piedi dalla provvidenza. Penso che la provvidenza sia fatta dalle nostre mani, ognuno di noi può essere provvidenza quando aiuta il compagno di viaggio che la vita ti pone accanto.

L’Ho potuto toccare con mano, durante questo viaggio, ognuno di noi è stato di aiuto all’altro ed è questo il senso più profondo di Medjugorie!

Poi assistiamo ad una messa che celebra don Pietro Rinaldi, un missionario, che “casualmente” si trova a far parte insieme a noi di questa esperienza.

Lui fa parte di un altra compagnia, eppure ci illumina con le sue parole, che ci fanno immergere nelle parole del vangelo e ci rende facile immaginare come queste sono attuali nella vita di oggi!

Il vangelo non è vuoto, non sono solo parole, devono essere lette alla luce della fede , perché occorre renderle vive attraverso il nostro operato quotidiano.

Come di fanno bene queste parole, sono un ristoro. Infine abbiamo ancora la possibilità di essere benedetti con olio di nardo esorcizzato.

L’olio di nardo viene citato anche nel vangelo quando Maria di Betania che ne usò una quantità straordinaria per ungere la testa ed i piedi di Gesù durante un pranzo suscitando la reazione di Giuda per lo spreco che ne era stato fatto.

Infatti pare che da ricerche storiche la quantità di olio usato sarebbe costato ai giorni nostri circa 9400 euro.

Abbiamo avuto tante di quelle benedizioni in questi giorni!!

Ognuno di noi si è trovato accanto qualcuno che è stato accolto nello stesso tempo è stato ascoltato ed ha provato ad ascoltare!

Sapevo che ognuno si portava dietro il suo bagaglio di dolore di pesantezza, di fatica , di silenzio, di lacrime taciute che qua può liberamente far uscire dagli occhi senza che nessuno possa esprimere un giudizio di qualsiasi tipo.

Sa che trova partecipazione ed un abbraccio che rappresenta quello più grande di Dio.

Ognuno diventa la mano, gli occhi, le orecchie e la voce di Dio.

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