29 Febbraio 2024

Esiste ancora qualcuno che dice la verità sui “sepolcri imbiancati”…

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di Pasquale Scaldaferri

Nel variegato e omologato florilegio di banalità sesquipedali, esiste ancora qualcuno che dice la verità sui “sepolcri imbiancati”, fino a ieri esperti nella pratica di pontificare in Rai e oggi che non possono più parlare dalla gloriosa televisione di Stato – in alcuni casi perché chiamati a lavorare in un’emittente privata con un sontuoso contratto e non in cambio di bruscolini – gridano allo scandalo.
L’intemerata Lucia annuncia con decisione irrevocabile “senza nessuna lamentela personale l’addio alla Rai, poiché non ci sono le condizioni per una collaborazione e d’altra parte non intendo avviarmi sulla strada di una permanente conflittualità interna sul lavoro”. Peccato che la signora di Sarno abbia scoperto a distanza di 20 anni i pericoli e i guasti irreparabili causati dalle ingerenze politiche, immemore di quanto accadde il 13 marzo 2003 con la nomina a presidente della Rai, con Berlusconi premier e Fini vicario: ergo, medesimo governo al potere e nessun colpo di reni o gesto di disappunto, rinunciando all’incarico conferitole.
Il signor Fabio Agostino Francesco da Savona, aveva un cachet di 2 milioni 240mila euro l’anno e per il Codacons è costato oltre 100 milioni agli italiani. Cioè a noi.
In una nazione in cui professori, medici, ricercatori, forze dell’ordine, categorie ben più importanti del mellifluo presentatore televisivo, sono malpagate o sottopagate, nonostante la delicatezza e il prestigio del proprio ruolo di educatori, professionisti della scienza medica che hanno la responsabilità di curare, tutelare e preservare la salute delle persone, nonché istituzioni a presidio della sicurezza sul territorio- è alquanto penoso reiterare argomenti stucchevoli nella forma e speciosi nella sostanza.
Il fuoriclasse dei sofismi, se ne faccia una ragione e per una volta sia sincero con il suo smisurato ego. Si ritenga miracolato se a tutt’oggi – in una società slabbrata in cui le regole del mercato sono letteralmente saltate, l’edonismo è il padrone assoluto e le forbici delle diseguaglianze sempre più divaricate- qualche imprenditore ha l’impudenza di offrirgli contratti dorati. E i corifei faziosi e “fazisti”, per carità si ritirino nei loro salotti mondani, provvedano a chiudere la porta a doppia mandata e ci risparmino le fumose e retoriche discussioni. Come quelle brandite dal sempre più sbiadito Partito Democratico, passato dal “perdente di successo” al liquido “schleiniano”. Distante dagli interessi degli ultimi e da una visione strategica di una sana politica popolare. Tratto distintivo e fiore all’occhiello della sinistra solidale e democratica che fu, oggi obnubilata dal movimentismo del neo segretario -nata a Lugano con cittadinanza statunitense- più incline alla chimica del colore e concentrata a scritturare una consulente d’immagine esperta in armocromia, piuttosto che lasciarsi sedurre dalle vere, identitarie battaglie della sinistra: lotta al precariato e introduzione del salario minimo. Ma questa è un’altra storia!

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