19 Luglio 2024

dal WEB

Procuratore Borrelli: pochi Commissariati. Distribuzione delle forze di polizia giudiziaria sul territorio risulta completamente irrazionale

È stata pubblicata sul sito del Senato della Repubblica la relazione semestrale della DIA presentata dal Ministro dell’interno. Il documento analizza i fenomeni di criminalità organizzata di stampo mafioso relativamente al II semestre del 2021.

Relazione semestrale della Dia: l’analisi

Si tratta di un’analisi realizzata sulla base delle evidenze investigative, giudiziarie e di prevenzione. La documentazione conferma, ancora una volta, che il modello ispiratore delle diverse organizzazioni criminali di tipo mafioso appare sempre meno legato a eclatanti manifestazioni di violenza. Al contrario l’attenzione appare rivolta verso l’infiltrazione economico-finanziaria.

La situazione in provincia di Salerno

La relazione della Dia relativamente al II secondo mestre del 2021 conferma per la provincia di Salerno che non vi sono cambiamenti negli assetti criminali.

Nella relazione della Presidente della Corte di Appello di Salerno, Iside Russo, si evidenzia come le organizzazioni criminali abbiano avuto interesse «di espansione legate all’emergenza sanitaria, cercando di consolidare la loro presenza sul territorio mediante l’elargizione di prestiti di de naro a titolari di attività commerciali in difficoltà, allo scopo di “fagocitare” le imprese, facendone uno strumento per il riciclaggio ed il reimpiego di capitali illeciti”».

Allarme per il Cilento

Alcune specifiche riflessioni che richiamano i passaggi più significativi della relazione del Procuratore di Salerno, Giuseppe Borrelli, hanno riguardato la difficoltà di pervenire ad un’organica interpretazione dei fenomeni di criminalità organizzata e al necessario inquadramento dei singoli episodi delittuosi. In particolare dei cosiddetti reati-spia, che non possono essere valutati quali forme delinquenziali puntiformi ma devono essere più ampiamente contestualizzati.

Il Procuratore della Repubblica di Salerno, poi, ha posto poi l’accento su alcune criticità nell’attività di contrasto per aree molto sensibili quali il Cilento. Un «territorio di reinvestimento di profitti da parte di organizzazioni mafiose di varia natura, derivante dalla inesistenza di informazioni provenienti quel territorio sul quale, inoltre, la distanza chilometrica dalla città di Salerno, rende complesso, se non addirittura impossibile, delegare investigazioni, specie con attività tecniche»

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